Comites, perché le prossime elezioni sono ad alto rischio default

DefaultComites, perché le elezioni sono a rischio default. Spazio alle argomentazioni da parte di dirigenti, deputati ed analisti: la parola a Roberto Menia, Mario Caruso, Aldo Di Biagio, Joe Cossari, Angelo Saracini, dopo che da queste colonne era stato il sottosegretario agli esteri Mario Giro a spiegare i perché di questa decisione del governo che ha stanziato 7 milioni.

MENIA
“Le prossime elezioni dei Comites? A rischio default”. Così il Segretario generale del Ctim Roberto Menia, entra nel dibattito sulle elezioni che tanto stanno facendo discutere i connazionali che risiedono all’estero. “Concordo con il fatto di volerle celebrare dopo molti anni, ma mi sorgono fortissime perplessità circa modi e tempi”, aggiunge Menia dopo che proprio sul primo numero del nuovo mensile è stato dedicato ampio spazio all’argomento, con un’intervista al sottosegretario agli esteri Mario Giro.

FALLIMENTO?
Le prossime elezioni rischiano di essere un fallimento. Ne è convinto l’on.Mario Caruso (Ppi) secondo cui è illogica la scelta di inserire un articolo dedicato ai Com.It.Es. all’interno di un provvedimento che tratta la proroga delle missioni internazionali in corso. Caruso ha presentato un emendamento che prevedeva la soppressione dell’iscrizione da parte del connazionale all’estero a un elenco elettorale per l’ammissione al voto per corrispondenza presso il proprio consolato di riferimento, suggerendo di avvalersi invece delle già presenti liste Aire dove il connazionale è già iscritto. La Camera però ha dato parere contrario.

CARUSO
“Nonostante il coinvolgimento e il massimo impegno delle istituzioni e dei soggetti appartenenti alla società civile, come ad esempio associazioni o patronati, – sostiene Caruso – sarà praticamente impossibile ottenere che entro trenta giorni dalle elezioni si iscrivano tanti connazionali tali da raggiungere un numero che si avvicini almeno a quello registrato nelle ultime quattro elezioni per corrispondenza”. E aggiunge che non applicare la legge vigente, ma introdurre questo “inghippo di far iscrivere gli aventi diritto al voto agli elenchi elettorali rappresenta un reale rischio di fallimento, aggravato dal potenziale spreco di sette milioni di euro”. Un passaggio che ha “fatto presente anche con l’ordine del giorno presentato in Aula e che ha ricevuto parere contrario da parte del Governo, il quale ha argomentato la decisione dichiarando che chiedere di cambiare le condizioni del voto metterebbe a repentaglio il finanziamento messo a disposizione, che va utilizzato entro la fine dell’anno corrente”. Quindi, si domanda Caruso, è meglio assicurarsi i milioni, anche se si butteranno dalla finestra, anziché ragionare su come impiegarli in maniera più funzionale?”.

QUI MELBOURNE
Sulla stessa lunghezza d’onda Joe Cossari, coordinatore Oceania del Ctim secondo cui ci sono cinquantaduemila italiani a Melbourne “dei quali ben pochi sono a conoscenza della procedura prevista. Per di più dubito anche il Consolato sia in grado di gestire un gran numero di richieste da parte dei votanti. Inoltre come farebbero i candidati a comunicare con i votanti? Come può essere realizzata una campagna elettorale nella quale le diverse idee vengono messe a confronto? – si chiede il dirigente del Ctim – Ogni candidato deve inviare 52mila lettere a degli indirizzi che non sono nemmeno aggiornati e in gran parte sbagliati?”

QUI ATENE
“Per favore, mi fate votare?” Lo chiede da Atene Angelo Saracini, ex presidente del Comites Grecia, che ragiona con Prima di Tutto Italiani sulle modifiche alla legge. Un passaggio rischioso perché, riflette, “bene che vada si iscriveranno al massimo cinquecento persone, con il risultato che tutto sarà fatto per mortificare le istanze degli italiani residenti all’estero”. in tutto il mondo “forse siamo in dieci ad avere cognizione delle nuove regole, io personalmente le ho apprese da un sito americano e subito dopo ho diffuso la notizia in Grecia: solo allora si è mossa anche l’Ambasciata”. Una questione di “mentalità”, continua, con una differenza enorme tra le due sponde dell’oceano. Si ingrossa così il numero degli addetti ai lavori secondo cui dietro questa decisione si nasconde la volontà di arrivare ad uno svilimento della legge fortemente voluta dal ministro Mirko Tremaglia. Per questo Saracini ha preso carta e penna e ha scritto al vice ministro Lapo Pistelli, per segnalare come “negli ultimi quindici anni si sia fatto di tutto per non valorizzare il reciproco contributo economico, culturale e civile tra la madrepatria e le comunità italiane all’estero. Prova ne è che sul sito del Mae l’ultima seduta del Cgie trascritta risale al 2009”.

QUI ROMA
Dubbi anche dal senatore eletto all’estero Aldo Di Biagio (Ppi) secondo cui “la fretta non è mai una buona consigliera, ricordo che il precedente rinvio delle elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie si giustificava solo ed esclusivamente
nell’ottica di riordino della normativa generale”.

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