Il fondo: che significa essere stranieri oggi?

immigratiadi Roberto Menia

Mi è capitato, recentemente, di incontrare un vecchio amico, che da tanto tempo ormai sta in un paese del continente americano. Mi ha detto: “Non vedevo Roma da un po’ d’anni: sempre bella ma ci son troppi stranieri, troppi sbandati, non mi sentivo sicuro né a casa mia…”
Mi ha stupito che proprio lui mi dicesse dei troppi stranieri, lui che da una vita è straniero in un altro paese, anche se i suoi figli ormai sono più americani che italiani. E così abbiamo ragionato su cosa significhi essere straniero ed essere cittadino, sui moti migratori, sulle seconde generazioni.

Nell’’800 e nel ‘900, siamo stati un paese di emigranti (gli oriundi italiani in ogni angolo del mondo sono di più dei 60 milioni che popolano l’Italia di oggi); da alcuni decenni siamo diventati un paese di immigrazione; da qualche lustro abbiamo conosciuto una nuova emigrazione, soprattutto di giovani.
Il mio amico mi diceva: “Noi italiani siamo arrivati in America da stranieri ma siamo diventati cittadini lavorando, rispettando le leggi e dando se possibile l’esempio”. In poche parole la sua era la ricetta sulla vera “integrazione”, non parolaia, non terzomondista, non buonista a senso unico.

L’integrazione, come ovvio, richiede alcune condizioni fondamentali di “compatibilità”: nel numero e nei valori comuni. Un paese, in pratica, per garantire la sua “entità” e “identità” nazionale, può integrare una certa quota di stranieri e, possibilmente, favorire quelle popolazioni che hanno tratti maggiormente comuni in termini di valori civili, religiosi, storici. Che da stranieri diverranno cittadini.
Ma tutto questo oggi in Italia, non succede, o meglio succede in misura troppo piccola: nascono ghetti ai margini delle nostre città, masse di irregolari tendono a restar tali mentre altri sbarcano a migliaia sulle nostre coste; l’Europa non ci aiuta, anzi se possibile alza muri all’interno perché resti un problema solo nostro…

Ecco perché il mio amico ex straniero e ora cittadino in America dice che abbiamo troppi stranieri in Italia…
Ma non solo. Mi ha detto anche: “Sai che cosa è cambiato nella nuova emigrazione italiana? Noi partivamo con l’idea di ritornare, loro no. Quelli della generazione Erasmus, ma anche quelli che vanno a fare i lavapiatti, partono per diventare canadesi, australiani, statunitensi”… e voi invece lasciate invadere Roma e l’Italia cristiana da torme di islamici con i loro imam che spesso predicano contro di voi”!

E io che avrei dovuto rispondergli?

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