Ma la Todde che vince di corto muso non giustifica il trionfalismo della sinistra

E’ come se la squadra che guida la testa della classifica incassasse la prima sconfitta stagionale. Può succedere, anzi, deve succedere. Ma oltre ai titoloni di giornale e alle dichiarazioni di chi appare ringalluzzito per aver vinto in Sardegna dove c’è il 3,5% dei voti nazionali, restano solo i numeri a spiegare le urne.

La vittoria della candidata del m5s in Sardegna non si è materializzata con dieci punti di distacco dal candidato di Fratelli d’Italia. Per proseguire con il paragone calcistico, l’Inter non ha perso 4-0 con l’ultima in classifica, ma Alessandra Todde ha preso in più rispetto al suo avversario solo lo 0,4%. Una vittoria di corto murso, direbbe Max Allegri, arrivata sul filo del rasoio e che qualcuno sta tentando di ingigantire artificiosamente senza capire che la politica non può vivere di strappi e fughe in avanti.

Truzzu è stato scelto perché, verosimilmente, Solinas sarebbe andato peggio: le liste a suo sostegno sono andate bene e hanno raccolto molto. Todde era la mossa disperata di Conte, impelagato del derby infinito con Schlein per guadagnarsi i galloni di primus inter pares del centrosinistra. Vederlo festeggiare in questo modo, ricorda (ancora il calcio in soccorso) quella squadra che magari riesce a strappare un pareggio alla capolista, ma che poi retrocede ugualmente. Quindici minuti di gloria, che non spostano di una virgola il destino.

Per cui, proprio al netto di come è arrivata la vittoria in Sardegna, il trionfalismo delle opposizioni supportate dal consueto mainstream è un pugno nell’occhio alle stesse sinistre, che provano a reiterare l’errore commesso con l’asinello prodiano nel 2006.

Giova ricordare che quegli stessi partiti che oggi ululano sull’onda dell’entusiasmo sardo, hanno posizioni differenti e inconciliabili su molti temi chiave, come il sostegno all’Ucraina, il dossier etico, le politiche fiscali, il reddito di cittadinanza e il 110.

Ovvero non sono una coalizione, non rappresentano l’alternativa potabile all’attuale maggioranza di destra-centro e non hanno un leader riconosciuto e affidabile. Diceva Polibio che “color che sanno vincere sono molto più numerosi di quelli che sanno fare buon uso della loro vittoria”.

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