Ma quale sospiro di sollievo? La Sardegna persa “di corto muso” è stato un caso isolato che difficilmente si sarebbe potuto ripetere in Abruzzo. In queste ultime settimane si sono lette strampalate analisi su presunti fronti di crisi nella maggioranza, su un’elezione abruzzese “decisiva per le sorti del governo”, sulla fantomatica ripresa del Pd di Schlein e di un m5s di Conte che resta il principale avversario dell’euroatlantismo.
Il risultato in Abruzzo dovrebbe far riflettere sia chi lavora nel campo dell’informazione, che spesso mette in secondo piano i fatti per far emergere le opinioni (ultra faziose) sia i lettori/elettori che già oggi vengono fuorviati nelle valutazioni pre urne, figuriamoci domani con l’Intelligenza Artificiale. La vittoria di Marsilio dice due cose essenzialmente.
Che il centrosinistra non ha nelle sue corde un’alternativa programmatica credibile, perché frutto di una sommatoria di sigle senza un leader, senza una visione comune, senza una credibilità che evidentemente ha perso durante gli anni in cui (dal 2013) ha governato l’Italia senza aver vinto una sola elezione.
E che il centrodestra conferma postura e strategia che lo hanno portato a stravincere le elezioni politiche del 2022 e che, verosimilmente, può offrire all’esecutivo un ampio respiro di legislatura.
Il resto sono solo chiacchiere ideologiche scritte (contro Giorgia Meloni) dai soliti circoli radical chic che sono rimasti fuori “da questo giro” in cui pensavano di poter continuare a dare le carte, mentre invece gli elettori hanno visto e valutato le scelte compiute negli ultimi anni.
Il riferimento è per dirne una al superbonus, al reddito di cittadinanza, alle imposizioni di Timmermans, ad un certo amichettismo che non ha portato benefici per la Nazione ma solo accordi al ribasso, come accaduto all’Ilva e a chi ha gestito la questione.
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