Voto di scambio a Bari, altro che caso Viminale

di Leone Protomastro

“Piantedosi è il vero criminale”, disse qualche giorno fa don Angelo Cassano, referente di Libera in Puglia. Parole forti e al limite della diffamazione. Ma anche totalmente assurde, osservando l’evoluzione del caso Bari, con arresti, intercettazioni, indagini e opportunità politica di decisioni e iniziative. Più di tutto spicca un dato: la sollevazione dei soliti media, tutti a difesa di De Caro ed Emiliano (non indagati) e cocciuti nell’attaccare la destra e il ministro dell’interno.

“Da Piantedosi un atto di guerra nei confronti di Bari”, disse il sindaco Antonio De Caro. E la segretaria Elly Schlein aggiunse: “Scelta politica molto grave, siamo basiti”. Addirittura il direttore della Stampa, Massimo Giannini, disse: “Atto di guerra contro Decaro. Piantedosi si conferma un questurino”.

Il Viminale si difese nel merito del provvedimento di accesso ispettivo nei confronti del Comune di Bari, osservando che “lo stesso si è reso necessario in esito ad un primo monitoraggio disposto dal Viminale circa i fatti emersi a seguito dell’indagine giudiziaria che ha portato a più di 100 arresti nel capoluogo pugliese e alla nomina, da parte del Tribunale, ai sensi dell’art. 34 del codice antimafia, di un amministratore giudiziario per l’azienda Mobilità e Trasporti Bari spa, interamente partecipata dallo stesso Comune”.

Per cui riascoltando le parole al vetriolo dei vari salotti televisivi contro la destra alla luce del terremoto in atto a Bari viene da sorridere, se non ci fosse da piangere: i voti comprati a 50 euro da chi, poi, ha fatto l’assessore nelle fila del centrosinistra fa riflettere sulle accuse rivolte alla destra. Ovvero, le mele marce a Bari ci sono e non è corretto ignorare i 130 arresti per buttare la palla nel campo del centrodestra.

E’ il centrosinistra che governa Bari e la Puglia dal 2004 a dover dare spiegazioni.

By

·

Lascia un commento