La sinistra urla e polemizza, la destra vince le elezioni

Stesso schema andato in scena alla vigilia delle elezioni politiche del 2022 quando, a leggere certi giornali, sembrava che stesse per arrivare la troika in Italia. La vigilia delle elezioni europee del 2024 ricalca l’estate di due anni fa, sotto tutti i punti di vista. Il mondo di sinistra, avendo compreso di essere in grosse difficoltà, programmatiche, leaderistiche e contenutistiche, sposta l’attenzione su altro: il 25 aprile, i social di Montanari, il caso Vannacci pur di non parlare di temi concreti.

Ovviamente non una riga si legge più sulla debacle in Basilicata, sulla diffamazione contro Giorgia Meloni da parte del prof. Luciano Canfora, sullo scandalo che ha investito il centrosinistra in Puglia, con dimissioni a grappolo dalla squadra del governatore Michele Emiliano, senza contare gli arresti, le intercettazioni e il sistema di presunto voto di scambio su cui la procura barese sta indagando.

Se ciò non fosse ancora sufficiente, ecco gli strafalcioni di Elly Schlein, il harahiri sul nome nel simbolo, la protesta delle donne democratiche contrarie al passo in avanti della segretaria, lo sgretolamento delle correnti intestine che sembrano aver smarrito indirizzi e strategie. I silenzi di Dario Franceschini, semmai ve ne fosse bisogno, confermano tutte le difficoltà del Nazareno.

Dinanzi ad un quadro scomposto del genere, qualsiasi dirigente politico dotato di una media competenza rimetterebbe il mandato, oppure aprirebbe una seria riflessione su obiettivi non raggiunti e responsabilità da dividere, mentre invece il mondo di sinistra, tanto degli eletti quanto dei megafoni televisivi, si concentra su altro.

Il 25 settembre del 2022 la sinistra smise di insultare il centrodestra solo quando lesse i risultati elettorali, per poi ricominciare qualche settimana dopo. Che farà il mondo socialista il prossimo 9 giugno?

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