Tutti a dire che le materie prime sono fondamentali per il futuro del’Italia e dell’Europa (dossier Draghi, ndr), ma nessuno che negli ultimi anni abbia fatto qualcosa di concreto a riguardo. Anzi, i governi di sinistra e di larghe intese si sono ben guardati dall’aprire un serio ragionamento sulla strategicità di indicazioni di lungo respiro e di analisi sul perché consegnarsi mani e piedi ai monopolisti del mondo.
Il caso delle batterie per auto, connesse alla dottrina Timmersmann, la dice lunga su come la sinistra non possa dire una parola sul punto. Tutt’altro.
Il governo Meloni invece, conscio che le sfide industriali sono sempre più connesse a quelle geopolitiche, ha deciso di dare il via ad un piano che prevede la nascita del nuovo programma minerario nazionale. Materiali come grafite, rame, litio sono indispensabili per costruire tecnologie alla base della transizione green e per dare al contesto italiano un minimo di autosufficienza.
E invece su molti giornali quasi non se ne parla, forse perché si preferisce raccontare ancora una volta come sia stato lungimirante il rapporto dell’ex presidente della Bce, che certamente in quelle pagine menziona fatti incontrovertibili. Peccato, però, che oltre alla diagnosi (nota a tutti, non da oggi) non si sia poi fatto molto per invertire una tendenza generale. Anzi.
Il solito vizio italiano, dove tanti sono i professori che salgono in cattedra per spiegare a tutti gli altri cosa non funziona, salvo poi non provvedere in concreto ad azioni pragmatiche.
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