Fitto vicepresidente Ue, altro che Italia isolata

Italia isolata, emarginata e lasciata in un angolo. Questo diceva la sinistra (e i media a rimorchio) dopo il voto negativo di Ecr a Ursula Von der Leyen nel luglio scorso. E’ accaduto, invece, tuto il contrario. Non solo Raffaele Fitto è commissario europeo, ma anche vicepresidente esecutivo in un ambito dove, dai banchi del governo Meloni, ha mostrato tutta la sua preparazione: coesione e riforme.

L’Italia, come ha spiegato Von der Leyen, è stata premiata sia perché paese fondatore, sia perché attore centrale dell’Ue, sia perché il partito europeo guidato da Giorgia Meloni fino a poche settimane fa ha ottenuto un risutato prestigioso alle elezioni europee, mentre ad esempio i socialisti e i verdi, che hanno più volte tentato di alzare il prezzo visto che hanno solo 5 commissari, sono stati i veri sconfitti nelle urne: passaggio, questo, che in molti tendono a dimenticare. La sinistra infatti non ha vinto le elezioni e brancola nel buio in Germania e Francia. E le decisioni conseguenti ne tengono conto.

“Con la nomina di Raffaele Fitto a vicepresidente esecutivo della Commissione europea l’Italia, grazie al governo Meloni, ritrova un prestigio internazionale di cui è difficile ritrovare memoria – osserva il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia, vicepresidente della Commissione Esteri e Difesa a Palazzo Madama – Adesso si apre una fase in cui sono certo che Fitto saprà rappresentare al meglio gli interessi dell’Italia: chi sperava che la nostra Nazione restasse relegata in un ruolo marginale è rimasto deluso”.

In più spicca un altro elemento, che è decisivo nei ragionamenti politici sulla nuova governance continentale: Giorgia Meloni è oggettivamente la maggiore novità europea degli ultimi anni, sia perché per la prima volta ha portato la destra al governo dell’Italia, sia perché è unanimemente riconosciuta come un leader affidabile e autorevole.

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