“Al netto dei feriti, per fortuna è stata per lo più pacifica”. Usa queste parole il segretario del Pd, Elly Schlein, per commentare la piazza romana di sabato scorso che, nonostante la mancata autorizzazione, ha dato vita ad una guerriglia urbana con feriti e devastazioni.
L’ennesima occasione sprecata dal vertice dei democratici che avrebbe dovuto, invece, stigmatizzare l’episodio senza tentennamenti, mentre ha scelto la comoda strada rappresentata dalla coperta di Linus. Ma è questa la cifra, oggi, della sinistra italiana che, pur dinanzi ad un evento epocale come l’attacco di Hamas a Israele, non è riuscita ad evolversi e a puntare il dito contro i rigurgiti antisemiti presenti sia nel Pd che in frange della sinistra italiana, dal m5s a Avs.

E non ha ritenuto nemmeno di essere presente alla Sinagoga di Roma alla cerimonia di commemorazione delle vittime. Presente invece in massa il governo Meloni: non solo il premier e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ma molti ministri.
Due indizi che dimostrano obiettivi e indirizzi del centrosinistra italiano: frammentato su molti temi, tra cui spicca quello per così dire principale, ovvero la politica estera e il sentire su Israele. Un pericolo, altresì, per il quadro partitico della Nazione, perché offre spazi a chi evidentemente dovrebbe trovare muri.
L’unico aspetto positivo degli scontri di sabato e dell’imbarazzo di oggi dopo la cerimonia alla Sinagoga si chiama consapevolezza: il 7 ottobre 2024 segna per il Pd una cesura imbarazzante rispetto al passato. Il partito del Nazareno e i suoi alleati hanno scelto da che parte stare.
(Foto: http://www.governo.it)
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