Le chiacchiere di certa stampa di sinistra secondo cui il vertice del governo italiano sarebbe isolato in Europa e nei meeting che contano (quindi con gli Usa) sono state smentite per l’ennesima volta dai fatti.
In primis il consiglio europeo ha ribadito la centralità di Giorgia Meloni in uno dei dossier più complicati da gestire come quello sui migranti, che fino ad oggi nessun governo italiano né continentale ha saputo risolvere. Il modello dell’accordo imbastito da Palazzo Chigi con l’Albania è in queste settimane oggetto delle attenzioni di paesi come il Regno Unito e la Germania, non proprio soggetti secondari, entrambi interessati alla possibile soluzione proposta dal premier italiano anche perché le ricette fin qui avanzate e applicate, tanto a Londra quanto a Berlino, si sono rivelate inefficaci con l’appendice di risultati elettorali influenzati da queste dinamiche.
In secondo luogo la decisione di Meloni di visitare Giordania e Libano (quest’ultima tappa particolarmente rischiosa) dimostra una volta di più l’attivismo del governo di Roma sia nella direzione di confermarsi come un soggetto dialogante e imprescindibile nel dibattito mediorientale e mediterraneo, sia verso una oggettiva soluzione al problema umanitario.
Meloni è la prima premier occidentale a recarsi a Beirut dall’inizio della crisi, lì dove il contingente italiano nella missione Unifil è stato attaccato due giorni fa.
Altri invece stanno avanzando critiche strumentali sui costi dell’accordo con Edi Rama, dimenticando che la vergogna vera per i conti in Italia ha un nome e un cognome: super bonus e chi l’ha avallato.
(Fonte: Governo.it)
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