Le colpe di Francia, Germania e Ue

Francia, Germania e Ue non sono in crisi per colpa di Donald Trump. Nè vedranno aggravarsi i singoli problemi se dovesse tornare alla Casa Bianca il tycoon repubblicano. Le colpe di scelte confuse, di alleanze improvvisate, di virate fatte con la pancia più che con la testa non sono degli Stati Uniti ma di leaders che hanno semplicemente sbagliato troppo.

La Francia ha deciso da un giorno all’altro di lasciare il Sahel, contribuendo alla desertificazione dell’occidente nel continente africano. Anziché elaborare una strategia lungimirante per l’Africa, così come fatto da Giorgia Meloni con il Piano Mattei, Emmanuel Macron ha preferito proseguire nel solco confusionario iniziato con Nicolas Sarkozy in Libia. Improvvisazione di cui si pagano ancora oggi le conseguenze nefaste.

In politica interna il capo dell’Eliseo è riuscito a provocare la contestazione di pensionati, cittadini e studenti gravati da molte tasse e il crollo della cosiddetta Quinta Repubblica è sotto gli occhi di tutti. Ha aumentato i balzelli di quasi 20 miliardi di euro mentre i tagli alla spesa ammontano complessivamente a più di 40 miliardi. Michelin chiude uno stabilimento e licenzia 1500 operai.

Sarebbe ingiusto, però, accusare dello status quo solo le politiche macroniane, dal momento che alcune responsabilità sono attribuibili anche a Francois Hollande, definito unanimemente uno dei peggiori presidenti della storia francese.

La crisi politica innescata dalla sconfitta alle elezioni regionali perse da Macron e le elezioni anticipate non vinte dalla destra solo a causa de sistema a doppio turno, spiega più di analisi e ricostruzioni. Gli elettori francesi hanno punito Macron.

La Germania non ha saputo gestire la crisi energetica scoppiata dopo la guerra russa in Ucraina. Anche qui di responsabilità americane non se ne vedono, dal momento che il combinato disposto Schroeder-Merkel ha agganciato a doppia mandata il sistema industriale tedesco al gasdotto Nord Stream 2.

Il socialista Olaf Scholz, assieme ai suoi ministri verdi che hanno deluso gran parte delle categorie produttive, non ha saputo gestire la transizione (così come fatto ad esempio dall’Italia, con il rigassificatore di Piombino e gli accordi con i paesi nordafricani) al pari del dossier green, con il pasticcio di Timmermans sulle auto elettriche e sulle batterie (di cui la Cina è monopolista).

Il risultato? Audi e Volkswagen, primarie case automobilistiche su scala mondiale, annunciano chiusure e licenziamenti. Il cancelliere oggi potrebbe cadere, la Spd è ai minimi storici e la Cdu si prepara a governare.

L’Ue ha nell’ultimo biennio mutato posizione su alcuni temi, come l’immigrazione, su cui la moral suasion di Giorgia Meloni ha avuto effetto. Oggi anche Bruxelles, dopo Londra e Berlino, guarda al modello-Albania sulla base di un ragionamento di base: il pallino delle politiche migratorie deve tornare nelle mani del governi e non restare in quelle degli scafisti.

C’è ancora molto da fare nelle istituzioni Ue, quanto a difesa comune, sburocratizazione, rafforzamento della politica estera. E soprattutto “transizione operativa” dai micro temi che devono restare di competenza degli stati membri (come la grandezza delle reti da pesca), ai macro temi come l’economia e gli esteri su cui serve una voce unica.

In Italia Giorgia Meloni si è caratterizzata per tre manovre di bilancio all’insegna della responsabilità e del pragmatismo. I numeri sull’occupazione sono assolutamente incoraggianti, così come il trend generale sulla stabilità: lo dimostra una volta di più il successo dei Buoni del Tesoro, con richieste da oltre 200 miliardi per i titoli a 7 e 30 anni. I mercati promuovono l’Italia che resta il paese europeo più stabile, a fronte dei problemi di Parigi e Berlino.

Ecco che, alla luce di tali valutazioni, è davvero da ingenui imputare alla politica Usa le criticità di Francia, Germania e Ue che sono state causate da errori oggettivi, che poco hanno a che fare con le scelte d’oltreoceano. Anche perché, se così fosse, andrebbero imputate all’amministrazione uscente.

(Foto: X Philippot)

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