Almarsi, giustizia, Basovizza: il legame c’è e si chiama odio

C’è stato un tempo in cui, in preda alla folle piaga del terrorismo, l’Italia ha dovuto affrontare una delle sfide più difficili della sua storia repubblicana. Erano gli anni della contrapposizione selvaggia, del piombo che volava in ogni dove e del timore di molti italiani di sfogliare certi giornali in treno o nelle università senza essere oggetto di attacchi (non solo a parole).

Poi è venuta una stagione di quasi pace, con sforzi da più parti preceduti, in verità, da un esempio di alta responsabilità dato dagli incontri tra Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer. Una piccola premessa storica che serve a raccontare tutta l’indignazione che, invece, oggi c’è per via di alcuni elementi che stanno caratterizzando gli attacchi verso chi nella politica italiana rappresenta una novità e una guida.

Almarsi, giustizia e Basovizza infangata sono tre fatti accomunati da un fil rouge che si chiama odio. Odio verso chi ha perseguito, come altri in verità hanno fatto in passato, la sicurezza dello Stato.

Odio verso chi, legittimamente perché c’è scritto nel programma del centrodestra, ha deciso di procedere ad una sacrosanta riforma del sistema giudiziario. Odio verso chi, dopo anni di contiguità della sinistra alle bugie dei negazionisti, ha finalmente raccontato la verità su chi ha infoibato centinaia di cittadini italiani.

Ecco, da chi si professa il campione della democrazia e dei diritti per tutti (finanche delle minoranze più sparute) non ci si aspetta di certo che non si lasci parlare un senatore della Repubblica in una scuola per paura degli antagonisti, o che non si dica una parola sugli insulti scritti in rosso su un monumento nazionale, o che non si lasci governare (in un modo o nell’altro) chi ha regolarmente vinto le elezioni.

E questo sta accadendo alla democratica Italia per via di una causa sola: l’odio che purtroppo certe frange sociali e politiche non riescono a mettere da parte, ma anziché trasformarlo in benzina per provare a vincere ad armi pari una competizione elettorale che hanno sonoramente perso, la lasciano incancrenire verso comportamenti deprecabili.

Se fosse accaduto a parti inverse ciò che stiamo vedendo in queste settimane contro premier e governo in carica cosa sarebbe accaduto?

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