Che cosa dicono in Ue vedendo quella scena poco edificante di Prodi?

Lo spiacevole episodio che ha visto protagonista l’ex presidente della commissione europea Romano Prodi (il politico che per primo ha fatto entrare la Cina in Ue) ed una giornalista Mediaset a cui è stata tirata una ciocca di capelli dice essenzialmente due cose: che chi parla di libertà di stampa a rischio nell’Italia guidata da un governo di destra lo fa totalmente a sproposito, visto che il grave caso ha toccato un esponente di sinistra che si è mostrato allergico alle domande; e che nell’opposizione a farla da padrone non è la strategia politica, ma il nervosismo.

Che cosa sarebbe accaduto se un ministro del centrodestra avesse fatto la stessa cosa con un cronista dedito a porre domande scomode o a scrivere retroscena non graditi? Forse ci sarebbero state numerose interrogazioni anche in quell’Europarlamento che recentemente aveva avanzato rilievi sul livello della libertà di stampa nel nostro paese. Che cosa dicono allora a Bruxelles vedendo quella scena davvero poco edificante di Prodi?

In secondo luogo l’incidente scopre il vero nervo scoperto della sinistra italiana: dal momento che ha compreso di essere divisa su tutto, senza una coalizione omogenea, senza un leader carismatico, a corto di idee per il domani e, anzi, ancora preda di battaglie solo ideologiche (cancellazione del Natale, accoglienza dei migranti senza regole, inconsistenza internazionale, fallimento delle politiche di sicurezza nelle grandi città come Milano e Napoli) non le resta che farsi prendere dallo sconforto politico, che si trasforma in nervosismo.

E’ l’icona tragica che ha coinvolto Prodi. Senza dimenticare che la corsa al Quirinale è iniziata da tempo, visto il numero di interviste e partecipazioni pubbliche di Prodi con le quali l’ex padre dell’Asinello-Ulivo forse spera di drenare qualche consenso.

Mentre invece sta solo scrivendo la parola fine su una stagione, politica e partitica, del passato.

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