COME FIDARSI DI “QUEL” PROFESSORE DI TEDESCO?

Niemals. Come si potrà aver di nuovo fiducia del professore autore del post contro la figlia di Giorgia Meloni? L’interrogativo è legittimo e riguarda non la sfera giudiziaria (che seguirà fisiologicamente il suo corso), ma quella emotiva e scolastica.

Ad esempio: i genitori dei suoi alunni come potranno da domani affidarsi con la necessaria serenità ai suoi metodi, alle sue valutazioni, in una sola parola, ai suoi insegnamenti? Non è lesa maestà porsi qualche domanda sul comportamento di chi, per mestiere, dispensa insegnamenti non solo nella singola materia ma, più in generale, cura la formazione complessiva dei ragazzi che gli sono stati affidati dalle famiglie e dalla scuola.

Se l’episodio fosse accaduto in una realtà privata molto probabilmente sarebbe scattato il licenziamento per condotta poco onorevole, mentre invece nel pubblico è un’altra storia. Ma al di là dell’epilogo in sé, ciò che lascia scioccati è la giustificazione addotta dal docente: “confesso che mai nelle mie intenzioni vi era l’idea di augurare la morte a una bambina”, pur avendo scritto quelle parole precise e non sotto tortura.

Tutti possono sbagliare, intendiamoci, e tutti dovrebbero chiedere scusa per l’errore commesso, ma senza cercare giustificazioni. L’impressione ormai certificata è che il clima di odio creatosi attorno a certa parte politica non sia stemperato a sufficienza, anzi, se fosse capitato a parti inverse qualcuno avrebbe chiamato i caschi blu dell’Onu.

Ciò che resta, dopo questa stomachevole storia, è un senso di sfiducia complessivo che non potrà essere sanato nemmeno da mille ceneri posate sul capo del responsabile.

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