REFERENDUM SENZA QUORUM, CAMPOLARGO SENZA SPAZI

Se test di mid-term doveva essere, beh è andato di sicuro contro le aspirazioni del campolargo, che vede ridursi i propri spazi di manovra.

Non risponde al vero il dato secondo cui il numero dei votanti al referendum sarebbe maggiore di quello dei votanti per Giorgia Meloni alle elezioni del 2022, perché non ha un senso politico.

L’analisi di Elly Schlein è solo frutto della pancia dopo la sonora sconfitta per consultazioni che hanno fatto rima con il concetto di caos. Il Pd ha chiesto agli italiani (nella piazza pro-pal, con tanto di cappellini per il referendum) di votare contro una legge fatta dallo stesso Pd, il job’s act e di rendere più facile la cittadinanza italiana, in un momento in cui il governo ha spinto sull’acceratore del decreto sicurezza e proprio quando il tema dell’immigrazione è centrale in tutti i paesi (dove l’elettorato premia le destre).

Schlein assomiglia sempre più all’ex segretaria della Cdu tedesca, Annegret Kramp-Karrembauer che, chiamata a prendere il posto di Angela Merkel, in un anno non ottenne nulla, né in termini di voti né di strategie politiche e partitiche.

La differenza sta nel fatto che i tedeschi ci misero poco per capirlo e presero provvedimenti. In Italia invece il derby per arrivare secondi vede in campo Conte, Landini, Schlein e Renzi. E soprattutto nessuno che dopo una sconfitta così eclatante decide di fare un passo indietro. In passato Renzi lo fece. Oggi il numero uno della Cgil dovrebbe imitarlo.

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