LE CHIACCHIERE DI CHI PERDE LE ELEZIONI E LA MUSICA CHE CAMBIA

Investimenti esteri in aumento. Spread ai minimi che più minimi non si può (oggi all’87.39, con Draghi finito a 250). Costo del debito inferiore a quello francese. Borsa su.

Questi i risultati oggettivi della stabilità italiana, con un esecutivo che punta a concludere la legislatura scalando la classifica dei governi più longevi della storia e, soprattutto, senza gli inciampi che hanno caratterizzato la prima e anche anche la seconda repubblica.

Si tratta di fatti e numeri che, più di tante altre chiacchiere sui presunti rischi di dittatura e assenza di democrazia, contano davvero perché si intrecciano con le riflessioni di alleati e grandi interpreti del settore privato.

Come Jamie Dimon, Presidente e Amministratore Delegato di JP Morgan Chase, che ieri ha fatto visita a Giorgia Meloni a Palazzo Chigi per analizzare lo sviluppo del Sistema-Italia. Sul tavolo molteplici opportunità di investimento nel campo delle infrastrutture e dell’intelligenza artificiale.

Nell’occasione il premier ha presentato le priorità del Piano Mattei e l’istituzione di nuovi strumenti di finanziamento per progettualità condivise con le Nazioni africane, con in grande evidenza il settore energetico.

L’incontro Meloni-Dimon segue quelli con i vertici di Blackrock, Larry Fink, e di altri big mondiali, come gli ad del gruppo Google-Alphabet, Sundar Pichai, di Motorola, Greg Brown, di Open AI, Sam Altman e di Tesla, SpaceX e StarLink. Tutti interessati alle opportunità che si stanno concretizzando nell’Italia guidata da Giorgia Meloni. Comprese quelle che saranno discusse domani in occasione della Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina in programma a Roma.

In Italia invece si preferisce titolare sulla Libia che espelle Piantedosi, sbagliando di grosso, visto che lo sgarbo capriccioso del generale Haftar, autoproclamatosi autorità della Cirenaica e sotto influenza russa, quindi non il governo ufficiale libico, è stato contro il commissario Ue alle Migrazioni e ministri degli Interni di Italia, Grecia e Malta (e non solo contro Piantedosi).

Oppure gridare al rischio dittatura perché si sta provando a velocizzare gli acquisti di armi e mezzi, dal momento che nel recente passato gli investimenti in difesa sono stati sottovalutati al punto che gli arsenali di mezza Europa sono ai minimi, mentre di altri paesi no.

Nessuno che racconti davvero quante cose non sono state fatte negli ultimi dieci anni, da chi pensava che tra un accordo, un rimpasto o un ribaltone, si diventava premier senza essere eletti.

Ma la musica è cambiata.

(Foto: Governo.it)

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