COSA HA DETTO MELONI AL XX CONGRESSO CONFEDERALE CISL

L’intervento del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al XX Congresso Confederale Cisl “Il Coraggio della Partecipazione”.

Buongiorno a tutti, grazie alla segretaria Fumarola, a tutta la Segreteria Confederale della CISL per questo invito. Saluto tutte le autorità, a partire dal Presidente del Senato, Ignazio La Russa, al Ministro Calderone. Saluto i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, delle categorie economiche e produttive che sono presenti in sala, ma soprattutto voglio dire buongiorno a tutti i delegati che sono qui oggi e che costituiscono la colonna portante di questo ventesimo Congresso della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori.

Mi consentirete di rivolgere un saluto particolare a una persona che non so se conoscete, il Sottosegretario Luigi Sbarra, che sono fiera di poter annoverare nella squadra di Governo. So abbastanza bene, con il Presidente La Russa lo dicevamo poc’anzi che era un pò che non vedevo una situazione congressuale, noi sappiamo bene che cosa significhi essere indicati come delegati a un congresso.

Posso immaginare l’emozione e la responsabilità che ciascuno di voi avverte, perché ciascuno di voi in questa sede rappresenta non solo se stesso, ma migliaia di lavoratori, porta sulle proprie spalle le loro aspettative, i loro bisogni e le loro istanze. Chiaramente le scelte che voi fate oggi qui contribuiranno a determinare il futuro di molti, delle realtà dove lavorate e dei territori in cui quelle realtà operano. Questo vostro Congresso è, come sempre, un grande esercizio di democrazia, un grande esercizio di partecipazione che non può lasciare indifferente chi ricopre incarichi istituzionali, ma soprattutto chi, come me, ha alle spalle una lunga esperienza politica e sa quanto queste occasioni siano fondamentali nella vita di qualsiasi organizzazione e per lo stato generale della nostra democrazia.

Un Congresso serve chiaramente a fare il punto della situazione sul lavoro che è stato svolto, ma è soprattutto un momento che serve a delineare le nuove strategie, a capire quali siano gli strumenti più efficaci per mettere in piedi quelle strategie, per portare avanti le proprie rivendicazioni. Questo esercizio che fate è molto utile per tutti, anche oltre la vostra organizzazione, per i lavoratori che rappresentate, per le imprese e anche per il Governo, che è un interlocutore naturale ed ha un rispetto enorme per il lavoro che svolgete, come dimostra anche la mia presenza qui oggi. Ho accettato questo invito perché volevo sottolineare ancora una volta la centralità che il Governo attribuisce al dialogo con le parti sociali, con i lavoratori, con le imprese, con i corpi intermedi, con chi si fa interprete e portatore delle istanze di una specifica categoria e difende quelle istanze mantenendo però come bussola sempre l’interesse generale.

Il confronto è una delle cifre di questo Governo. Penso che lo abbiamo dimostrato in molte occasioni fin dal nostro insediamento. Qualcuno ci accusa di essere sordi alle richieste del sindacato, di non saper ascoltare i lavoratori, di ignorare, addirittura di calpestare i bisogni del Paese reale. Figuriamoci se io, che faccio politica da qualche anno, non capisco cosa muova queste critiche, però la realtà dice qualcosa di molto diverso.

La realtà dice che è stato questo Governo a riaprire le porte di quella Sala verde di Palazzo Chigi, cioè il luogo nel quale storicamente si svolgono gli incontri tra il Governo e le parti sociali, che qualcuno prima di noi aveva scelto di tenere chiuse. Non si è trattato di incontri vuoti. Abbiamo creduto nel dialogo, abbiamo dialogato senza pregiudizi con chi non aveva pregiudizi, abbiamo scelto di concentrarci sulle cose concrete, sul merito, perché dialogare non vuol dire essere sempre d’accordo. E io, che vengo da una storia politica, rispetto la dinamica del conflitto, ma quando la dinamica del conflitto mette al centro i contenuti reali e non quando la logica è antagonista e massimalista per principio, perché quella logica massimalista e antagonista per principio è una logica che nuoce alle persone, ai lavoratori, alle democrazie banalmente perché non offre risultati. Quando invece si ha la capacità di confrontarsi anche in maniera dura sul merito delle cose come abbiamo fatto spesso noi, i risultati arrivano e sono arrivati. Sono arrivati perfino quando la distanza tra le posizioni di partenza sembrava apparentemente incolmabile. La concretezza e il buonsenso, la franchezza con la quale ci siamo confrontati ci ha permesso di fare sintesi, ci ha permesso di costruire insieme alcune risposte che l’Italia aspettava da molto tempo. Una di queste è richiamata nel titolo di questo Congresso “il coraggio della partecipazione”. È stato quel coraggio che ci ha permesso di consegnare finalmente all’Italia, 77 anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione, una legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa che è, lo voglio dire sinceramente, una conquista storica, è una conquista storica per tutti, perché la legge di iniziativa popolare che la CISL ha proposto e che il Governo ha sostenuto con convinzione nel suo percorso parlamentare rappresenta la declinazione concreta di una visione autenticamente sussidiaria del lavoro e della produzione.

Non si tratta più di una mera esecuzione di ordini gerarchicamente impartiti dall’alto, ma si tratta della piena espressione della capacità delle persone, grazie al loro coinvolgimento nella gestione. Questo provvedimento ambisce a essere il primo mattone di una dinamica culturale, prima di tutto, completamente nuova, capace di consegnare alla storia quella distruttiva visione conflittuale tra lavoratori e datori di lavoro, o tra padrone operaio, per dirla con slogan che sono vecchi, che ha finora impedito al nostro tessuto economico, produttivo e industriale di liberare il potenziale che custodisce.

Io sono d’accordo con la segretaria Fumarola quando dice che l’appropriazione di questa legge non rappresenta un punto d’arrivo ma va semmmai visto come un punto di partenza. E’ così. E voglio dire alla segretaria Fumarola e a tutti voi che potrete contare sul Governo su ogni ulteriore passaggio che vorrete proporre per portare avanti questa rivoluzione a partire ovviamente dall’applicazione della legge e dalle coperture che sono necessarie a realizzarle.

Però, lo dico con molto rispetto, non è la prima volta che la CISL contribuisce a scrivere una pagina di storia della nostra Nazione. Perché la CISL ha accompagnato l’Italia negli anni del boom economico e demografico del secondo dopoguerra, ma ha accompagnato l’Italia anche nei momenti più difficili della sua storia e lo ha fatto assumendosi la responsabilità di decisioni coraggiose anche quando quelle decisioni erano impopolari.

È accaduto, per esempio, con il “Patto di San Valentino” del 1984. Fu il Presidente dell’Istituto di Studi Economici e del Lavoro della CISL, Ezio Tarantelli, a suggerire al Governo e alle parti sociali di allora il superamento della scala mobile, la programmazione dei redditi secondo l’inflazione desiderata, quella scelta ha consentito all’Italia di uscire dalla trappola dell’inflazione a due cifre, combinata con la stagnazione economica, a vivere una fase di crescita economica che è durata diversi anni e della quale ovviamente hanno beneficiato soprattutto i lavoratori.

Ezio Tarantelli ha pagato con la vita il suo coraggio per quella scelta, il coraggio di quell’idea, il coraggio di quella posizione. Il 27 marzo di 40 anni fa due assassini affiliati alle Brigate Rosse gli spararono alle spalle a pochi metri dall’aula universitaria dove aveva tenuto la sua ultima lezione. E qui parliamo di un martire della democrazia, come lo ha definito il Presidente Mattarella.

Ancora nel 2002, dopo l’omicidio di Marco Biaggi, sempre per mano del terrorismo brigatista, la CISL ha avuto il coraggio di condividere con tutte le parti sociali, con una sola eccezione, la legge che porta il suo nome, che si dava come obiettivo quello di far emergere il lavoro sommerso, di avviare una nuova cultura del lavoro, capace di tenere il passo con il progresso tecnologico che stava prendendo forma. Le idee alla base di quella di riforma hanno avviato una svolta culturale che negli anni successivi ha segnato le politiche del lavoro, le relazioni industriali, introducendo innovazioni che sono tuttora valide e che sono tuttora fonte di ispirazione. ma anche qui ci voleva coraggio per dire la verità. Ci voleva coraggio per affermare il principio che se fingi di non vedere milioni di lavoratori che sono totalmente privi di tutela per occuparti solo dei tuoi iscritti, non puoi dire che sei dalla parte dei più fragili.

Arriviamo ai giorni nostri. Oggi la CISL propone di stringere un patto della responsabilità, un’alleanza tra il Governo e le parti sociali per fare squadra, raggiungere insieme obiettivi comuni. Voglio dire alla segretaria Fumarola e a tutti voi che il Governo accoglie questa sfida. Siamo pronti a fare la nostra parte in questo cammino, intendiamo farlo perché, come abbiamo dimostrato in questi anni, le nostre priorità sono abbastanza chiare. Sostenere il lavoro, incentivare chi crea nuova e buona occupazione, difendere il potere d’acquisto dei lavoratori, far crescere i salari, aiutare le nostre imprese a rimanere competitive sui mercati, creare un ambiente favorevole agli investimenti nazionali e internazionali e i dati macroeconomici, pure in un contesto impossibile, ci restituiscono un quadro incoraggiante.

L’economia italiana ha fatto registrare un andamento, tutto sommato, positivo in questi anni, con una crescita dello 0,7% nel 2024, più 0,3% nel primo trimestre di quest’anno. L’occupazione continua a registrare numeri buoni, con il livello più alto mai raggiunto di tasso di occupazione, crescono i contratti stabili, crescono i contratti a tempo indeterminato, diminuiscono i contratti precari. Questo è il dato che io considero più importante di qualsiasi altro, perché ho sempre pensato che la vera ricchezza di una nazione risieda nel lavoro e che la ricchezza non abbia alcun valore per una società se non si traduce anche in posti di lavoro di qualità. Da come la vedo io, invece dell’aggiornamento giornaliero delle quotazioni delle società in borsa sarebbe più interessante conoscere l’andamento società per società del numero di occupati che sono legati a quelle società.

Oggi sono mille giorni da quando questo Governo è in carica, a me sembrano un po’ di più, ma sono mille. Però penso che sia un tempo sufficiente per valutare con onestà la direzione intrapresa, il lavoro che si è fatto. Io, che sono una persona rigida, vedo soprattutto quello che non va, vedo soprattutto quello che c’è ancora da fare. So che va fatto di più, so che va fatto meglio per aiutare le Regioni a garantire una sanità efficiente, per tutelare con coraggio la sicurezza dei cittadini onesti, per continuare a ridurre le tasse, per portare a compimento quella rivoluzione che serve al Mezzogiorno d’Italia, per rafforzare la lotta all’immigrazione illegale, difendere il lavoro, difendere le eccellenze italiane.

Ma vi dirò qual è il dato che da Presidente del Consiglio mi rende più orgogliosa di questi quasi tre anni di governo. In media, in ognuno di questi mille giorni, sono stati creati più di mille posti di lavoro nuovi e a tempo indeterminato, per un totale di più di un milione di nuovi posti di lavoro. Credo che ci sia ancora, anche su questo fronte, molto da fare per colmare il divario che abbiamo con il tasso di occupazione rispetto alle altre grandi nazioni europee, ma è altrettanto vero che il dato record sull’occupazione femminile, sia in termini percentuali sia in termini assoluti, con il superamento del tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici, rappresenta un segnale positivo e il segnale di un’inversione di tendenza sulla quale bisogna continuare a lavorare. Sono ancora d’accordo con la segretaria Fumarola quando dice che ogni punto percentuale in più di occupazione femminile che si produce ha un impatto positivo sul PIL, sulle entrate fiscali e sulla sostenibilità del welfare. È esattamente la ragione per la quale, come sapete, il Governo ha scelto di premiare le mamme lavoratrici, di rafforzare i meccanismi di conciliazione vita-lavoro come l’estensione del congedo parentale, il potenziamento del contributo erogato dall’Inps, che rende sostanzialmente gratuito l’asilo nido per le famiglie con Isee fino a 40 mila euro.

Lo abbiamo fatto perché per noi la sfida demografica, la natalità, la sostenibilità economica che a questi fattori è connessa, rappresentano una priorità assoluta. Significa non accontentarsi di gestire il presente, ma porsi il problema di garantire un futuro per questa Nazione. Dal canto nostro stiamo affrontando questo tema che è, secondo me, “il tema” con la consapevolezza di essere una delle nazioni che hanno accumulato negli anni il maggiore ritardo, ma anche con la determinazione di essere il primo governo in Italia ad aver dato alla questione demografica la centralità che merita, con le parole e con i fatti. Io ho sempre pensato che la spesa pubblica finalizzata a sostenere la natalità, quindi i servizi, gli aiuti alle famiglie, la conciliazione vita-lavoro, sia quella che più di ogni altra può essere considerata un investimento produttivo, cioè un investimento sul futuro stesso dei nostri sistemi sociali per l’Italia e per l’Europa. Dopodiché, in questi anni, noi abbiamo scelto di concentrare gran parte delle risorse a disposizione per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, in particolare quelli che avevano i redditi più bassi.

Voi siete consapevoli quanto me che noi veniamo da una lunga stagione di stagnazione dei salari, che ha fortemente penalizzato i lavoratori rispetto a quanto avveniva nel resto d’Europa. Però da diversi mesi stiamo registrando segnali di un’inversione di tendenza, seppur ancora non sufficienti. Da ottobre 2023 i salari sono tornati a crescere più dell’inflazione. Nel 2024 le retribuzioni contrattuali sono cresciute in media del 3,1%. Questo percorso si sta consolidando anche nel 2025, con un più 3,9% registrato su base annua nel primo trimestre.

La crescita complessiva dei redditi da lavoro dipendente è stata del 5,2% nel 2024, anche grazie al rinnovo dei contratti pubblici, grazie alla contrattazione collettiva che ha garantito rinnovi nel settore privato, che hanno tenuto in parte conto dell’inflazione del biennio precedente. Ci tengo a ricordare, da questo punto di vista, l’impegno che il Governo ha assicurato per coprire due tornate di rinnovi nel pubblico impiego, 2022-2024 e 2025-2027. È la prima volta nella storia che vengono stanziate subito risorse per un triennio contrattuale successivo a quello in corso di trattative.

In due leggi di bilancio abbiamo stanziato 20 miliardi di euro. Questo ci ha consentito di firmare già diversi contratti importanti, come quelli che riguardano le funzioni centrali, la sanità, il comparto difesa e sicurezza. Abbiamo così assicurato ai lavoratori più soldi in busta paga, grazie al Governo e grazie ai sindacati, che hanno dato una mano e hanno firmato l’accordo comprendendo che migliorare la condizione di quei lavoratori era una priorità rispetto agli interessi di parte.

A fronte della soddisfazione per il rinnovo di questi contratti, per la ripresa delle trattative per il rinnovo di alcuni altri, come quello che riguarda i metalmeccanici, che mi auguro si concretizzi a breve, rimane il grande problema di contratti collettivi che sono scaduti da molti anni, che penalizzano fortemente intere categorie di lavoratori. Non è, come sapete, il Governo che può imporre i rinnovi contrattuali nel settore privato, però voglio dirvi che stiamo studiando e che possiamo studiare insieme strumenti per favorire anche il rinnovo di questi contratti.

Credo che il patto che avete proposto non possa prescindere da una priorità che sta a cuore a tutti noi, che è come garantire la salute e la sicurezza sul lavoro. Anche questo è un tema che si trova al centro dell’azione di Governo che abbiamo declinato in diversi provvedimenti messi in campo, dalle sanzioni alla reintroduione del reato di somministrazione illecita di lavoro, la patente a crediti per il settore delle edilizie, al contrasto al caporalato, a chi si macchia di un crimine odioso come lo sfruttamento sul lavoro.

Anche qui non basta, anche qui serve fare di più, perché chiaramente ogni vita spezzata, ogni infortunio sul posto di lavoro è una sconfitta per ciascuno di noi. Per questo abbiamo scelto di rafforzare la nostra azione, di aggiungere ai 600 milioni già disponibili per i bandi Isi dell’Inail altri 650 milioni di euro, portando le risorse utilizzabili per il 2025 a oltre 1,2 miliardi di euro. Il Ministro Calderone, che ringrazio, sta coordinando il confronto con le parti sociali, sta lavorando per definire al meglio i provvedimenti e in questo chiaramente il contributo del sindacato è fondamentale, è indispensabile. L’obiettivo di fondo è costruire una strategia straordinaria di interventi per la salute e per la sicurezza sul lavoro che sia in grado di rafforzare la nostra azione comune, in grado di renderla ancora più incisiva, perché la sicurezza sul lavoro non è un costo, è un investimento ed è un diritto di ogni lavoratore che noi dobbiamo saper proteggere.

Penso che dal nostro dialogo possano emergere soluzioni nuove anche per affrontare un altro problema che ci trasciniamo da tempo, particolarmente complesso e non più rinviabile, ed è il tema della produttività del lavoro. Se ne parla da molto, ma è arrivato il momento di imprimere un cambio di passo. Da troppi anni in Italia la produttività è stagnante. Questo rappresenta non soltanto un ostacolo per la competitività delle nostre imprese sui mercati e per la crescita economica dell’Italia, ma anche per l’aumento dei salari. Perché la produttività è il vero motore di ogni sistema economico, in grado di innescare una crescita sostenuta e duratura. Aumenti salariali e produttività sono due facce della stessa medaglia e si alimentano a vicenda. E allora per questo non possiamo rassegnarci a essere condannati alla bassa produttività. Dobbiamo investire questa costante. È il momento di farlo, sfruttando al meglio le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, cogliendo le opportunità che arrivano dalle grandi trasformazioni di questo tempo.

Investire in produttività significa sostenere gli investimenti, in particolare gli investimenti ad alto contenuto tecnologico. Significa delineare una politica industriale che punti allo stesso tempo sulle filiere produttive tradizionali ad alto valore aggiunto e su quelle che sono più innovative. Equivale a rafforzare quegli strumenti che si stanno rivelando strumenti efficaci per lo sviluppo del tessuto produttivo, dalla ZES unica per il Mezzogiorno fino alla decontribuzione per giovani e donne, competenze che il Sottosegretario Sbarra ha sotto la sua responsabilità. Vuol dire investire sul capitale umano, sia a livello di formazione sia a livello retributivo. Serve lavorare per creare le competenze che il mercato richiede, per formare le figure professionali che l’evoluzione tecnologica, la digitalizzazione e la transizione verde richiedono e che guideranno queste trasformazioni.

Perché questo è il tempo nel quale il sapere è la vera forza che le nazioni hanno. E poi è fondamentale l’aspetto retributivo. Il Governo anche per questo è intervenuto sul cuneo fiscale, sulla detassazione dei fringe benefit, sulla detassazione dei premi di produzione. Abbiamo reso strutturali questi interventi. Vogliamo proseguire su questa strada, vogliamo semplificare la detassazine delle componenti premiali della retribuzione, vogliamo continuare a sostenere benefit e prestazioni di welfare aziendale perché riteniamo sia giusto, per sostenere le retribuzioni, puntare anche sulla contrattazione di secondo livello. Una contrattazione più legata al contesto di lavoro è in grado di distribuire al meglio la produttività che viene generata. Per rilanciare la produttività è necessario quindi agire su molti fronti, toccare più leve, coinvolgere una serie di attori. È necessaria una strategia condivisa tra le istituzioni, le parti sociali e il sistema educativo. Servono in questo caso anche l’impegno e la collaborazione di tutti gli attori. Sono elementi essenziali in un periodo complesso come quello che stiamo attraversando, segnato da tensioni geopolitiche, da tensioni commerciali che rendono il contesto internazionale molto incerto, molto instabile, con conseguenze inevitabili sull’economia reale, sulla tenuta dei livelli occupazionali, sulla produzione. In questi giorni, in particolare come sapete, il Governo è al lavoro per scongiurare una guerra commerciale con gli Stati Uniti, che dal mio punto di vista non avrebbe alcun senso e che impatterebbe soprattutto sui lavoratori. Tutti i nostri sforzi sono rivolti a questo, chiaramente in collaborazione con gli altri Leader, con la Commissione europea che ha la competenza sul dossier.

Cara Segretaria Fumarola, carissimi Delegati della CISL, io penso che come sempre le crisi portino con sé anche delle grandi occasioni. Noi abbiamo un’occasione davanti a noi, abbiamo l’opportunità di ricostruire su basi nuove la dinamica tra lavoratori e datori di lavoro, che in un tessuto produttivo economico come il nostro, che è fatto in gran parte da piccole e medie imprese, non può essere fondata sulla contrapposizione, deve invece essere fondata sulla condivisione, sulla condivisione delle responsabilità ovviamente, ma anche sulla condivisione dei risultati, degli oneri, dei traguardi. Noi abbiamo la possibilità, l’opportunità di rimettere al centro la partecipazione, la sussidiarietà, la coesione sociale, dando forma e sostanza a un modello nuovo che sappia accompagnare l’Italia nel futuro, dare alla nostra Nazione una prospettiva di sviluppo di medio e lungo termine, capace di valorizzare i nostri punti di forza e tutto quello che ci rende considerati e apprezzati nel mondo. Perché noi siamo italiani e il popolo italiano ha un grande potenziale, un enorme potenziale, che è nostra responsabilità fare di tutto perché sia interamente espresso, aggiungendo un mattone in più alla grande storia da cui proveniamo.

Per molto tempo il nostro problema è stato che noi abbiamo dimenticato di credere in noi stessi, di credere nel valore che abbiamo, di credere nel potenziale che abbiamo. Se vogliamo abbiamo dimenticato di sognare, abbiamo tirato un po’ i remi in barca, abbiamo preferito l’odore un po’ stantio dello status quo rispetto al profumo del coraggio del cambiamento.

Oggi il primo compito fondamentale che dobbiamo assolvere è questo. Tornare a gettare il cuore oltre l’ostacolo, tornare a credere in noi stessi, tornare a credere nella capacità che possiamo avere non solo di sognare ma di realizzare quei sogni perché questa è una Nazione che ha tutte le carte in regola per non dover inseguire nessuno, ma semmai per correre e farsi inseguire dagli altri. Come diceva Eleanor Roosevelt “la realtà è fatta dai sogni di chi ha il coraggio di crederci”.

Vi ringrazio e buon Congresso.

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