ANGELI E AVVOLTOI NEL DESTINO DELL’ITALIA

Del comizio finale di Giorgia Meloni ad Atreju restano alcune considerazioni di fondo.

C’è chi per decenni ha foraggiato il debito pubblico italiano anche a causa della mancata stabilità dei governi e chi ha chiuso per sempre il superbonus per ristrutturare ville e castelli.

C’è chi ha fatto salti di qua e di là in Parlamento pur di governare e chi ha prima vinto le elezioni e solo dopo formato un governo.

C’è chi è sceso in piazza per i diritti dei lavoratori e delle donne, e chi in tre anni invece ha ottenuto un aumento dell’occupazione e un calo della disoccupazione (fonte ISTAT).

C’è chi ha invertito la rotta geopolitica delle alleanze italiane e chi l’ha riportata al suo posto.

C’è chi sarebbe pronto a dire sì alle follie green di Timmermans e chi ha convinto l’Ue a cambiare registro.

C’è chi restava in silenzio mentre Lampedusa veniva invasa da migranti e scafisti e chi ha raggiunto un accordo con l’Albania, che oggi è modello osservato da altri stati membri.

C’è chi ha subito supinamente il disimpegno europeo dall’Africa e chi ha scritto il Piano Mattei.

C’è chi ha beneficiato di avversari politici colpiti per via giudiziaria e chi ha proposto la seperazione delle carriere.

C’è chi incensava i medici durante il covid (mentre spendeva in banchi a rotelle) e chi ha destinato al Fondo sanitario nazionale 136,5 miliardi.


C’è chi impone il gender nelle scuole e chi prescrive il consenso informato.

C’è chi abbondava retoricamente con gli slogan sul femminismo e chi, senza clamore, ha portato una donna alla guida di un partito e poi della Nazione.

C’è chi si è dimenticato delle periferie per sposare la Ztl e chi ha realizzato il modello Caivano.

C’è chi ha portato il suo partito indietro fino alla cortina di ferro e chi lo ha pragmaticamente proiettato al futuro.

C’è chi è isolato e livello internazionale e chi riceve il premio Margareth Thatcher.

Serve ogni tanto ricordarlo.

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