di Leone Protomastro
Il 2024 si è aperto come si era chiuso: ovvero con la contrapposizione tra chi fa politica con la clava dell’ideologia e chi, rimboccandosi le maniche, ha scelto la strada del pragmatismo. Il governo di Giorgia Meloni ha incassato una serie di risultati lusinghieri che nessun grande giornale, italiano o straniero, aveva previsto.
Le agenzie di rating hanno confermato il proprio giudizio sull’Italia, senza le bocciature invocate dalle opposizioni che tifavano per il fallimento dei nostri conti pubblici; il pollice in su da parte dei mercati trova un riscontro oggettivo nelle indicazioni della Borsa di Milano e soprattutto nella madre di tutte le rivendicazioni della sinistra: lo spread.
Il famigerato dato è sotto i 170 punti, mentre era a 236 nel luglio 2022, quando cadde il governo Draghi: significa che in questo momento per l’Italia non esiste il rischio-troika in virtù di un governo stabile e affidabile, che non è all’orizzonte un capovolgimento di fronte della nostra economia e che i risparmi degli italiani non sono a rischio, mentre il Pd chiede la patrimoniale proprio per imposessarsi di quei denari.
Inoltre il pnrr, che è stato rimodulato con successo grazie al lavoro silenzioso ma efficace del ministro Raffaele Fitto, ha visto giungere in Italia la quarta rata incassata. Successo che si somma alla manovra di bilancio realizzata con sano realismo: i soldi sono pochi a causa di quel pozzo senza fondo che si chiama super bonus, voluto dal m5s. Infine la manovra è stata portata a casa senza porre la fiducia, come non accadeva dal 2000.
Tutti fatti incontrovertibili, con buona pace di chi, non avendo una strategia politica chiara, sta procedendo a mosca cieca: Elly Schlein si è fatta perfino rimproverare da Romano Prodi, l’ultimo ad aver tentato senza successo la riunificazione di tutte le sinistre, andando incontro al fallimento dell’Ulivo con la crisi di governo del 2008.
Probabilmente al Nazareno dovrebbero rileggere Goethe quando scrisse che “non è abbastanza fare dei passi che un giorno ci condurranno alla meta, ogni passo deve essere lui stesso uno meta, nello stesso momento in cui ci porta avanti”.
Chi oggi è al governo, invece, lo ha fatto.


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