La profondità strategica del Piano Mattei

di Paolo Falliro

Il primo accordo siglato pochi giorni fa a Maputo in Mozambico per la costruzione e per l’equipaggiamento del Centro Agroalimentare di Manica (CAAM) rappresenta uno dei tasselli con cui sta prendendo forma il Piano Mattei per l’Africa. Ovvero la capacità di un’idea di trasformarsi in progettualità, costante e lungimirate, per trasformare il rapporto con il continente nero in opportunità a trecentosessnta gradi, nella consapevolezza che la primizia italiana è già stata riconosciuta come un modello da tutti i partners internazionali, africani in primis.

Nello specifico il progetto nella provincia occidentale mozambicana di Manica, del valore di 38 milioni di euro, intende far nascere un centro agroalimentare che sia hub per la trasformazione e la distribuzione dei prodotti agricoli. A finanziarlo il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo) con quattro macro obiettivi: rafforzare la sicurezza alimentare, promuovere l’agricoltura sostenibile, sostenere l’inclusione femminile e giovanile nel tessuto imprenditoriale locale, proseguire nella strategia italiana di rafforzamento dei processi di trasformazione sostenibile dei prodotti alimentari nel continente africano.

Tutto ciò è figlio della partecipazione del Presidente del Mozambico Nyusi al Vertice Italia-Africa del 29 gennaio scorso e avviene a margine della missione dei rappresentanti della Cooperazione italiana e della Struttura di Missione per l’attuazione del Piano Mattei in Africa Australe (Sudafrica, Mozambico, Malawi e Zambia), seguito delle missioni regionali in Africa Orientale e in Africa Occidentale che si sono svolte negli ultimi mesi.

Alla posa delle firme erano presenti il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri, Stefano Gatti, il Direttore Cooperazione Internazionale e Finanza per lo Sviluppo di Cassa Depositi e Prestiti, Paolo Lombardo, il Ministro dell’Economia e delle Finanze del Mozambico, Ernesto Max Elias Tonela.

L’iniziativa segue la missione effettuata due settimane fa dalla Commissione difesa/esteri del Senato nel corno d’Africa, che comprende Etiopia, Eritrea, Gibuti, assieme al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Un’occasione strategica per inseguire un modello, così come Giorgia Meloni ha più volte osservato a proposito del Piano Mattei, come dimostra la strutturazione della missione. Un contesto in cui un ruolo primario è svolto dalle aziende italiane interessate a collaborare in ambiti primari come energia, sanità, formazione e agricoltura.

Ma non è tutto, perché uno dei cardini che il governo ha inteso porre in essere sul piano risponde alla voce “università”, nella consapevolezza che già più di 13mila studenti provenienti da Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Costa d’Avorio, Mozambico, Repubblica del Congo, Etiopia e Kenya frequentano un corso di studi in Italia. Per questa ragione le Università italiane si pongono come parte attiva nel Piano Mattei certe che “rappresenta un’indubbia occasione per la collaborazione didattica e scientifica con i Paesi africani indicati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel progetto pilota”.

Queste le parole con cui la Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università italiane, ha messo nero su bianco il proprio impegno per l’iniziativa. Secondo la Conferenza, le relazioni accademiche tra l’Italia e l’Africa “affondano le radici in una lunga storia di scambi testimoniata dai numeri. Ad oggi le università rappresentate dalla Crui sono all’attivo con i Paesi coinvolti nel Piano Mattei in 773 accordi accademici e 267 progetti nelle 7 aree strategiche del Piano (sanità, istruzione e formazione, agricoltura, acqua, energia ed infrastrutture, cultura)”.

Ecco che la Crui si è resa promotrice di una serie di programmi di dottorato congiunti, sfruttando anche le reti universitarie nell’ambito del Pnrr come Centri, Partenariati estesi, Ecosistemi dell’innovazione, Partenariati estesi, infrastrutture dell’innovazione. I dottorati in qustione saranno utili agli studenti che vorranno trascorrere un anno presso le università italiane, ma anche prender parte a corsi di formazione per adulti sul capacity building, rivolta soprattutto a funzionari ed executive officer appartenenti alle classi dirigenti.

In questo filone si è inserita la missione di tre giorni del ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in Eritrea, incaricato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una utile occasione per relazionarsi con il presidente Isaias Afwerki e dieci ministri del governo eritreo: un chiaro segnale dell’importanza che l’Eritrea e il presidente Afwerki hanno attribuito alla prima missione di un ministro del governo Meloni nel Paese. Ad Asmara ha incontrato una delegazione della comunità italiana presente in Eritrea e segue il vertice tra Urso e il presidente Isaias Afwerki, 5 ministri del governo eritreo, e una delegazione di grandi aziende italiane composta dai rappresentanti Enel Grids & Innovability, Polo Fincantieri Infrastrutture, Ferrovie dello Stato, Bonifiche Ferraresi e dal responsabile della telemedicina del Policlinico “Agostino Gemelli”.

“Come auspicato dal presidente Afwerki ha spiegato Urso – il governo italiano è assolutamente disponibile a giungere a un vero e proprio partenariato strategico, con impegni reciproci, per costruire da subito un rapporto più solido di cooperazione tra i nostri Paesi: una partnership win-win tra Italia ed Eritrea, ispirata all’esempio di Enrico Mattei, che possa essere utile alla regione del Corno d’Africa e d’esempio per l’intero continente africano”.

Alla voce clima spiccano inoltre i 50 milioni per il Rwanda stanziati dal Fondo Italiano per il Clima (Mase) e gestito da Cassa Depositi e Prestiti: l’accordo è stato siglato tra i governi del Rwanda e dell’Italia, rappresentati rispettivamente dal Ministero delle Finanze e della Pianificazione Economica e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il fondo rientra nel settore dedicato alla sicurezza energetica del Piano Mattei verso l’Africa, è mira a rafforzare l’azione del governo ruandese nell’attuazione del proprio Piano nazionale per il clima, con riferimento al raggiungimento dei target nazionali di riduzione delle emissioni di CO2.

Secondo il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto l’Italia, attraverso il Fondo per il Clima, prosegue la sua azione diretta a creare le migliori condizioni di crescita del continente africano. “Con il Rwanda investiremo nella pianificazione, necessaria per rispondere alle grandi questioni climatiche che attraversano quel territorio”.

Infine l’iniziativa in Algeria alla voce agricoltura: il gruppo Bonifiche Ferraresi coltiverà 36mila ettari di terra dopo aver ricevuto una concessione strategica da parte del governo locale. L’area in questione si trova nella provincia centro-settentrionale di Timimoun, nel deserto del Sahara. Alla firma ad Algeri erano presenti il ministro dell’Agricoltura italiano, Francesco Lollobrigida, il parigrado algerino, Youcef Chorfa, il direttore generale del Fondo per gli investimenti agricoli dell’Algeria, Souad Assaous, e Federico Vecchioni, amministratore delegato di BF Spa, che controlla Bf International.

Del valore di 420 milioni di euro, il progetto contempla la possibilità di coltivare grano duro e tenero per circa il 70 % della superficie, mentre la restante parte sarà coltivata a legumi.

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