Ma l’imbarazzo non è di Roma, bensì di chi imbarca i verdi

“Italia isolata, sarà lasciata sola con i suoi guai” titolano i soliti giornali. Quelli stessi, per intenderci, che agitavano lo spettro della troika quando Fdi stava per vincere le elezioni del 2022. Quelli stessi che hanno ingoiato il green deal di Timmermans, senza aggiungere che i motori non elettrici danno lavoro a 500mila persone. Quelli stessi che non rilevano come gli sconfitti sono saliti sul carro della neo eletta.

E sì, perché per ovviare a qualche franco tiratore attivo tra popolari, socialisti e liberali, Ursula Von der Leyen ha deciso di imbarcare i Verdi nel suo secondo governo europeo. Un rischio certamente, ma non sufficientemente calcolato.

Il partito verde europeo intende lavorare ad un “Green and Social Deal” con nuove proposte legislative e investimenti “massicci” in tutti i settori politici, senza consentire agli stati membri di capire come passare tout court all’elettrico senza colpo ferire. Inoltre il partito ha ottenuto 53 seggi ed è sesto nell’emiciclo europeo: un po’ poco per poter dettare legge e sfogliare la margherita di temi e alleati.

Come avrebbe potuto Fratelli d’Italia (che ha incassato la vicepresidenza del Parlamento con Antonella Sberna, in foto) votare assieme ai Verdi, ovvero a chi ha idee diametralmente opposte a quelle di Giorgia Meloni? E’ lo stesso schema andato in scena quando Fdi non votò la fiducia al governo di Mario Draghi. Coerenza prima di poltrone.

L’imbarazzo, dunque, non è di Palazzo Chigi che ancora una volta ha imboccato la strada della coerenza (e non il tratturo di convenienza), ma di chi ha imbarcato gli sconfitti alle elezioni di giugno.

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