Ci sono voluti tre anni di discussioni e proposte, ma oggi l’Ue decide di cambiare le politiche sull’immigrazione grazie alla spinta italiana.
Anno 2022: Giorgia Meloni ha vinto le elezioni ed è Presidente del Consiglio. Sul tema migranti sia i media europei, che molti governi di centrosinistra continuano a sostenere questa tesi: che non si può cambiare registro, perché il dossier flussi così come è stato gestito non può avere altri sbocchi se non quello del “peso” portato dai paesi di prima accoglienza. Una sorta di moloch immutabile che nessuno riuscirà a scalfire.
Sin dai primissimi consigli europei, però, il premier italiano ha introdotto un concetto nuovo, ovvero ciò che ha spiegato in Parlamento nel suo discorso pronunciato per chiedere la fiducia:
“Questo Governo vuole perseguire una strada poco percorsa fino ad oggi: fermare le partenze illegali, spezzando finalmente il traffico di esseri umani nel Mediterraneo: è nostra intenzione recuperare la proposta originaria della missione navale Sophia dell’Unione europea, che nella terza fase, prevista e mai attuata, prevedeva proprio il blocco delle partenze dei barconi dal Nordafrica. Intendiamo proporlo in sede europea, attuarlo in accordo con le autorità del Nordafrica, accompagnato dalla creazione sui territori africani di hotspot, gestiti da organizzazioni internazionali, dove poter vagliare le richieste di asilo e distinguere chi ha diritto a essere accolto in Europa da chi quel diritto non ce l’ha. Tutto quello che noi vogliamo fare in rapporto al tema dell’immigrazione è impedire che la selezione di ingresso in Italia la facciano gli scafisti”.
Anno 2025: il presidente della commissione europea, Ursula Von der Leyen, propone un nuovo regolamento in materia di immigrazione che ricalca le tesi del governo italiano. Sì ai rimpatri con gli hotspot, i cosiddetti “return hubs” sul modello di ciò che l’Italia (al netto dell’azione incomprensibile di certi magistrati) ha realizzato in Albania, i Cpr fuori dall’Europa in cui trasferire i clandestini da espellere.
In sostanza verranno rimandati indietro i richiedenti asilo provenienti da Paesi definiti “sicuri” che non hanno diritto di soggiorno, quindi sono al di fuori delle categorie protette.
Ciò significa che, grazie alla moral suasion del governo Meloni, ad una proposta di merito e non ideologica, ad una rete di alleanze pragmatiche che Palazzo Chigi ha costruito con i paesi membri, l’Ue ha compreso che una terza via c’era sull’immigrazione.
Il vantaggio è doppio. Di metodo, perché apre finalmente alla possibilità di dibattere, serenamente e senza paraocchi, sulle problematiche che toccano le dinamiche europee, dopo anni in cui il binomio ideologico franco-tedesco pretendeva di essere visto come un dogma intoccabile.
Di merito, perché si cancella l’ipocrisia sul tema migratorio, sostituendo l’utopia dell’accoglienza per tutti con una gestione ragionata dei flussi che tolga una volta per tutte il pallino (e il business) dalle mani degli scafisti e riconsegni alle istituzioni e agli stati membri un fisiologico potere decisionale.
Senza dubbio una vittoria italiana.
(Foto: Von der Leyen X)
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