Pubblichiamo il discorso integrale, in italiano e a seguire in inglese, che il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto ieri a Manama in occasione del Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo a cui è stata invitatadi dal Re Hamad bin Isa del Bahrein
Maestà, Altezze Reali, Eccellenze, cari amici,
è un grande onore per me essere qui con voi oggi e ringrazio di cuore, ancora una volta, Sua Maestà Re Hamad per questa storica opportunità che il Consiglio di Cooperazione del Golfo sta offrendo all’Italia. L’Italia è una Nazione dal cuore antico e lo sguardo rivolto al futuro, capace di affascinare il mondo con la sua identità, cercando di ricoprire un ruolo di primo piano sullo scenario europeo e internazionale.
Una Nazione che ha incise nel proprio DNA caratteristiche quali il dialogo, la capacità di confrontarsi con tutti, e il rispetto per il proprio interlocutore. È questa la nostra tradizione, è ciò che ci connota da sempre, è il mezzo che ha permesso alla civiltà italiana di “contaminarsi” e di arricchirsi, pur senza mai perdersi.
È una storia che si perde nella notte dei tempi. Il “limes arabicus”, il confine che separava l’Impero Romano dalla Penisola Arabica, non era un confine rigido di separazione, ma un luogo di passaggio, comunicazione e commercio, solcato da quella “via delle spezie” che univa l’Antica Roma all’India, dopo aver attraversato il Mediterraneo.
E l’Italia non potrebbe mai concepire sé stessa senza il Mediterraneo, per millenni il cuore degli scambi politici, culturali e commerciali del mondo, e ancora oggi via di comunicazione più breve tra i due grandi spazi marittimi del pianeta, l’Oceano Atlantico e l’Indo-Pacifico. Un mare che occupa solo l’1% delle acque del globo, ma che è attraversato dal 20% del traffico marittimo mondiale, grazie alla connessione del Canale di Suez.
La geografia e la storia hanno così plasmato le nostre relazioni, e sono destinate a tratteggiare il nostro futuro comune. Perché io sono convinta che sia riduttivo considerare, tanto il Mediterraneo quanto il Golfo, dei “mari regionali” estranei alle grandi sfide. Penso che siano invece spazi che proiettano la loro azione molto oltre i loro confini fisici e naturali, spazi che possono essere, insieme, protagonisti delle principali interconnessioni intercontinentali.
È una visione che ci spinge ad agire come partner naturali. E sono convinta che possiamo essere un motore di cooperazione, e unendo Occidente e Oriente, Europa e Asia, fare la nostra parte per contribuire ad andare oltre le divisioni.
Se guardo la carta geografica, vedo che il Mediterraneo e il Golfo custodiscono alcuni dei passaggi più importanti e strategici a livello globale: lo Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb, il Canale di Suez e Gibilterra. Una via che collega Asia, Medio Oriente, Africa, Europa e Stati Uniti.
E sappiamo tutti che l’importanza del nostro spazio comune è destinata ad aumentare e che abbiamo bisogno di un dialogo più strutturato che porti a una maggiore cooperazione, se vogliamo, tutti noi, cogliere appieno le opportunità offerte dalla nostra centralità geopolitica.
Per questo motivo, se vi piace l’idea, mi piacerebbe lavorare con voi a un Vertice “GCC-MED”, che ovviamente sono pronta ad ospitare in Italia – una Nazione storicamente e geograficamente al centro di questi spazi –, per creare questo nuovo e ambizioso formato di dialogo tra le Nazioni del Golfo e quelle del Mediterraneo.
Un formato che non intende competere con altre iniziative o forum internazionali, e che non funziona come alternativa ad esse, ma che sa lavorare sulle complementarità, sulle sinergie e sui reciproci punti di forza.
Il nostro obiettivo deve essere quello di costruire una piattaforma operativa comune, che si focalizzi sulle sfide nelle quali insieme possiamo fare la differenza.
E la prima di queste sfide è lo sviluppo delle interconnessioni economiche, sempre più decisive nello scenario economico globalizzato, e ad alta spinta innovativa, che stiamo vivendo.
Penso all’India-Middle East Corridor, il progetto di corridoio infrastrutturale ed economico che punta a collegare le principali città portuali dell’India, del Medio Oriente e dell’Europa, facilitando l’interconnessione con gli Stati Uniti. È un’iniziativa che consentirebbe alle nostre economie e alle nostre imprese di liberare un enorme potenziale, e nella quale l’Italia intende svolgere un ruolo da protagonista, potendo contare, ad esempio, su uno snodo cruciale come quello di Trieste, il porto più settentrionale del Mediterraneo e storico ingresso marittimo ai Balcani e al resto dell’Europa centrale e orientale.
Altrettanto strategica è la connessione digitale, in un tempo nel quale i dati si stanno affermando sempre di più come il nuovo carburante delle nostre società. Uno dei principali progetti che ci vede impegnati è la realizzazione del cavo Blue Raman, la dorsale marittima che collegherà l’Europa all’India, passando per l’Italia, il Mediterraneo e la Penisola Arabica. Un’infrastruttura che riteniamo fondamentale per rispondere alla crescente domanda di connettività, collegata anche al dirompente sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Ma è nostra intenzione gettare anche le basi di una nuova diplomazia energetica, che moltiplichi le occasioni di cooperazione tra l’Europa, l’Africa, l’Italia e il Golfo e offra opportunità decisive per il successo della transizione. La neutralità tecnologica è il principio che deve improntare la nostra riflessione, per costruire un mix che contempli tutte le tecnologie a disposizione e quelle su cui la ricerca e l’innovazione si stanno concentrando. A questo proposito, la mia idea è che l’approccio debba essere più pragmatico e meno ideologico.
L’Italia può essere e sarà per il Golfo la “porta” verso l’Europa, per dare ancor più slancio ad una cooperazione economica che oggi vale 35 miliardi di dollari l’anno, ma che non corrisponde al vero potenziale del nostro rapporto.
Ci sono grandi margini di sviluppo, che fanno leva su una caratteristica tipica del nostro modo di concepire il partenariato con altre Nazioni: il Sistema Italia non si limita ad esportare prodotti “off the shelf”, ma mette a disposizione dei propri partner – e dei loro piani di crescita e sviluppo – strumenti finanziari, know-how, competenze industriali e capacità tecnologiche nei settori più avanzati. Perché il Sistema Italia intende il concetto di cooperazione nel suo significato originario.
La parola cooperazione – andiamo alla fonte – deriva dal latino “cooperari”, che letteralmente significa “lavorare con”. La vera cooperazione non prevede un soggetto attivo e uno passivo, chi compra e chi vende, ad esempio. Implica sempre qualcosa che si costruisce insieme, che da quel lavoro comune nasca qualcosa che prima non c’era.
Attraverso questa cooperazione rafforzata che desidero costruire, l’Italia, l’Europa e le Nazioni del Golfo, ma anche il Nord Africa e il Medio Oriente, possono, dunque, cooperare per dare vita a qualcosa di nuovo, con l’obiettivo di costruire uno spazio geopolitico sempre più sicuro, stabile e prospero.
Ciò è ancora più importante nell’area del Golfo, che custodisce rotte marittime che sono cruciali ed esposte a rischi e tensioni derivanti dall’instabilità in Medio Oriente.
Personalmente ritengo che siano tre le strade prioritarie da seguire per raggiungere la stabilità nella vostra regione e nella nostra.
La prima passa per il Medio Oriente, soprattutto ora che il Piano presentato dal Presidente Trump offre una concreta possibilità di costruire un quadro stabile e duraturo di pace e sicurezza. Sappiamo bene quanto fragile sia la tregua e quanto lavoro servirà per trasformare questa opportunità in una realtà a lungo termine, ma tutti noi siamo impegnati a sostenere e ad alimentare l’unità di intenti che la comunità internazionale ha dimostrato a Sharm el-Sheikh, trovando una condivisione, e una partecipazione, non comuni.
L’Italia sta facendo la propria parte, sia attraverso la formazione delle Forze dell’ordine palestinesi sia attraverso il pacchetto di aiuti per la Conferenza sulla ricostruzione. Ma io rimango convinta che, per assicurare al Medio Oriente la sicurezza e la stabilità che merita, dobbiamo lavorare per arrivare alla soluzione strutturale dei due Stati. E sappiamo tutti che questo non può prescindere dal riconoscimento da parte di Israele del diritto dei palestinesi ad avere un loro Stato, e dal definitivo riconoscimento del diritto all’esistenza e alla sicurezza dello Stato di Israele.
Mi rendo perfettamente conto che non è un percorso facile, ma quando guardo i leader che sono intorno a questo tavolo mi convinco che vogliamo tutti la stessa cosa: un futuro di pace, un futuro di prosperità, un futuro di stabilità; poterci concentrare sull’interscambio piuttosto che sugli aiuti umanitari, sulla strategia piuttosto che sull’emergenza, sulla stabilità piuttosto che sulla precarietà.
Sappiamo tutti come questa proposta di pace sia un’occasione che potrebbe non essere replicata, ed è la ragione per la quale l’Italia intende sostenerla con determinazione.
La seconda strada passa per l’Iran. L’Iran ha dichiarato a più riprese che non intende dotarsi dell’arma nucleare. Se questo è vero – e voglio credere che lo sia – è allora fondamentale giungere al più presto ad un accordo esigente e credibile, con il pieno coinvolgimento dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, che rassicuri la comunità internazionale della natura esclusivamente pacifica del programma nucleare iraniano.
Come in passato, quando abbiamo ospitato due tornate negoziali tra Iran e Stati Uniti, l’Italia è pronta a offrire ogni contributo che possa essere utile per riavviare un processo diplomatico e a lavorare con tutti – con l’Iran, con gli Stati Uniti, con le Nazioni qui presenti – per raggiungere questo obiettivo condiviso.
La terza strada passa per il contrasto al terrorismo e all’estremismo, dove dobbiamo continuare a lavorare con tutti gli strumenti a nostra disposizione: finanziari, militari, giudiziari. Abbiamo ottenuto insieme risultati notevoli, ma siamo tutti consapevoli che possiamo e dobbiamo fare molto di più.
I rapporti tra l’Europa e le Nazioni del Golfo stanno vivendo una fase molto positiva, fondata su un proficuo dialogo politico e solide relazioni commerciali. E questo ci consente di parlare tra noi anche delle tensioni crescenti in Europa, legate a episodi di radicalismo islamico.
In diversi contesti europei si assiste sempre più al fenomeno del separatismo islamico, cioè del mancato riconoscimento da parte di alcune comunità islamiche dell’insieme di leggi e consuetudini delle Nazioni europee. Ciò crea tensioni, che rischiano di minare la coesione sociale e di alimentare ostilità nei confronti delle minoranze musulmane presenti in Europa.
È fondamentale lavorare insieme per costruire percorsi condivisi che scongiurino il proselitismo fondamentalista in Europa, valorizzino proficue forme di dialogo e confronto tra identità differenti e sostengano concretamente i percorsi di integrazione. Ma il presupposto di partenza deve essere lo stesso per tutti noi. Quando si sceglie di vivere in una Nazione straniera, si devono accettare le sue leggi, la sua cultura, le sue tradizioni.
Perché la convivenza è possibile. E lo ribadisco qui, in una Nazione che del dialogo tra religioni, del rispetto per l’altro, è stata apripista, grazie a Re Hamad. Voglio ricordare e condividere con voi un illuminato passaggio della Dichiarazione del Regno del Bahrein: “Ci impegniamo a lavorare per un mondo dove le persone dal credo sincero si uniscano tra di loro per ripudiare ciò che ci divide e per concentrarsi invece sul celebrare e ampliare ciò che ci unisce”.
E ovviamente il dialogo non deve mirare all’omologazione o all’annullamento delle differenze, tutt’altro. Il dialogo deve invece aiutare a conoscerci reciprocamente per rispettarci a pieno. Di nuovo, la parola italiana rispetto deriva dal latino “respicere”, che significa guardare in profondità. Il rispetto presuppone la comprensione della storia, della cultura, delle radici. E ha, come precondizione, la consapevolezza e l’orgoglio per la propria identità, perché solo le identità forti non temono il confronto.
È questa la precondizione per difendere insieme presupposti ineludibili di qualsiasi società sicura e prospera, come la libertà religiosa e i diritti delle persone.
Maestà, Altezze Reali, cari amici,
lavorando a questo incontro ho scoperto uno dei simboli più affascinanti di questa terra. Mi riferisco allo Shajarat-al-Hayat, “l’albero della vita”, l’imponente acacia che vive e prospera nel deserto del Bahrein da quattrocento anni.
È un simbolo dell’impossibile che diventa possibile. Come la cooperazione tra di noi, come l’amicizia tra di noi, che alcuni vorrebbero rendere impossibile ma che invece può prosperare rigogliosa ancora a lungo. È questo il mio personale auspicio ed è anche la ragione per la quale sono così fiera di essere qui.
Shukran! Grazie!
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Your Majesties, Royal Highnesses, Excellencies, Dear Friends,
It is a great honour, for me, to be here with you all today, and I deeply thank once again His Majesty King Hamad for this historic opportunity that the Gulf Cooperation Council is offering to Italy. Italy is a Nation with an ancient heart, with a forward-looking attitude, capable of captivating the world with its identity and trying to play a leading role on the European and international stage.
A Nation bearing, in its own DNA, features such as dialogue, ability to confront with everyone, and respect for its interlocutor.
This is our tradition, it is what has always characterised us, it is the asset that has allowed the Italian civilisation to get “contaminated” and enriched, yet never losing itself.
It is a story lost in the mists of time. The limes arabicus (the border between the Roman Empire and the Arabian Peninsula) was not a rigid separation, but a space for transit, communication, and trade, crossed by that “spice route” that united Ancient Rome and India, after crossing the Mediterranean.
And Italy could never conceive of itself without the Mediterranean, the very heart of the world’s political, cultural, and commercial exchanges for millennia and still today the shortest route of communication between the planet’s two great maritime spaces, the Atlantic Ocean and the Indo-Pacific.
A sea that occupies only 1% of the world’s waters, yet it is crossed by 20% of the world’s maritime traffic thanks to the Suez Canal connection.
This is how geography and history have shaped our relationships and are destined to chart our common future. Because I am convinced that considering both the Mediterranean and the Gulf as “regional seas” alien to the great challenges is reductive. I see them instead as spaces that project their action far beyond their physical and natural boundaries; spaces that, together, can be protagonists of major intercontinental interconnections.
This vision spurs us to behave as natural partners. And I am convinced we can be an engine of cooperation and, by uniting the West and the East (Europe and Asia), we can contribute to helping overcome divisions.
If I look at the map, I see that the Mediterranean and the Gulf guard some of the most important and strategic passages at a global level: the Hormuz Strait, Bab-el-Mendeb, the Suez Canal and Gibraltar. A pathway linking Asia, the Middle East, Africa, Europe and the United States.
And we all know that the importance of our shared space is only destined to increase, and that we need a more structured dialogue leading to enhanced cooperation, if we want, all of us, to take full advantage of the opportunities offered by our geopolitical centrality. For this reason, if you like the idea, I would like to work with you on a “GCC-MED” Summit that obviously I am ready to host in Italy – a Nation historically and geographically at the core of these spaces – to create this new and ambitious format of dialogue between Gulf and Mediterranean Nations.
A format that does not mean to compete with other international initiatives or fora, and does not work as an alternative to them, but one that knows how to work on complementarities, synergies, and mutual strengths.
Our goal must be building a common operational platform focussing on the challenges in which we can make a difference together.
And the first of these challenges lies in developing economic interconnections, increasingly decisive in the globalised and highly innovative economic landscape we are experiencing.
I am thinking of the India-Middle East Corridor, the infrastructure and economic project to connect major port cities in India, the Middle East, and Europe, enabling interconnection with the United States. This initiative would allow our economies and businesses to unleash enormous potential, and – in it – Italy intends to play a leading role – for example, counting on a crucial hub such as Trieste, the northernmost port in the Mediterranean and a historic maritime gate to the Balkans and the rest of Central and Eastern Europe.
Equally strategic is the digital connection domain, at a time when data are increasingly becoming the new fuel of our societies. One of the main projects involving us is the construction of the Blue Raman cable, the maritime backbone to connect Europe to India, through Italy, the Mediterranean and the Arabian Peninsula. An infrastructure we deem essential for meeting the growing demand for connectivity also linked to A.I. overwhelming development.
But we also aim to lay the foundations of a new energy diplomacy, to multiply the opportunities for cooperation between Europe, Africa, Italy and the Gulf and offer decisive opportunities for the transition’s success.
Technological neutrality is the principle that must shape our thinking, to build a mix of all the technologies available and those addressed by research and innovation. On this matter, my idea is that the approach has to be more pragmatic and less ideological.
Italy can and will be – for the Gulf – the gateway to Europe, giving even stronger momentum to economic cooperation that is now worth 35 billion dollars a year, but does not express the true potential of our relationship.
There is great scope for development, drawing on a typical feature of our way of conceiving partnership with other Nations: the “Italian System” does not just export off-the-shelf products, but provides its partners – and their growth and development plans – with financial instruments, know-how, industrial skills, and technological capabilities in the most advanced sectors. Because the “Italian System” understands the concept of cooperation as per its original meaning.
The word cooperation – let’s go to the source – originates from the Latin cooperari, which literally means “to work with”. True cooperation does not involve an active and a passive subject, one who buys and one who sells, for example.
It always implies something built together, something new that will arise from such joint work.
Through this enhanced cooperation that I want to build, Italy, Europe, the Gulf Nations but also North Africa and the Middle East can, therefore, work together for giving birth to something new, in order to build an increasingly secure, stable, and prosperous geopolitical space.
This is even more important in the Gulf area, which guards sea routes that are crucial and exposed to risks and tensions originating from Middle East instability.
Personally, I believe three priority paths must be travelled to achieve stability in your region and ours.
The first path goes through the Middle East, especially now that the Plan presented by President Trump offers a real possibility to build a stable and lasting framework of peace and security. We know well how fragile the truce is and how much work will be taken to turn this opportunity into a long-term reality, but we are all committed to supporting and nurturing the unity of purpose proved by the international community in Sharm el-Sheikh, attaining an uncommon level of sharing and participation.
Italy is doing its own part, both by training the Palestinian security forces and providing the aid package for the Reconstruction Conference. Yet, I remain convinced that, to ensure the Middle East the security and stability it deserves, we must work to attain the two-State structural solution. And we all know this requires Israel’s recognition of the Palestinians’ right to have their own State, and the definitive recognition of the State of Israel’s right to existence and security.
I am fully aware this is not an easy path; yet when I look at the Leaders around this table, I am convinced we all want the same thing: a future of peace, a future of prosperity, a future of stability; being able to focus on exchange rather than humanitarian aid, on strategy rather than emergency, on stability rather than precariousness.
We all know this peace proposal is an opportunity that may not be replicated, and this is why Italy intends to support it firmly.
The second path goes through Iran. Iran has repeatedly stated it does not intend to get a nuclear weapon. If that is true – and I want to believe it is – reaching a demanding and credible agreement as soon as possible is essential, with full involvement of the International Atomic Energy Agency to reassure the international community of the exclusively peaceful nature of Iran’s nuclear programme.
As in the past, when we hosted two negotiating rounds between Iran and the United States, Italy is ready to offer any useful contribution to restarting a diplomatic process and working with everyone – Iran, the United States, the Nations present here – to achieve this shared goal.
The third path goes through countering terrorism and extremism. In this, we must keep working with all our available tools: financial, military, judicial. We have achieved remarkable results together, but we are all aware that we can and must do much more.
Relations between Europe and the Gulf Nations are experiencing a very positive phase, relying on fruitful political dialogue and robust trade relations. This allows us to speak among us also about the growing tensions in Europe, linked to instances of Islamic radicalism.
In several European contexts, we are increasingly witnessing the phenomenon of Islamic separatism – that is, the failure by some Islamic communities to recognise the laws and customs of European Nations.
This triggers tensions that risk undermining social cohesion and fuelling hostility towards Muslim minorities across Europe
Working together is essential for building shared paths to avert fundamentalist proselytism in Europe, enhance fruitful forms of dialogue and discussion between different identities, and concretely support integration paths.
But the starting assumption must be the same for all of us. When you choose to live in a foreign Nation, you must accept its laws, culture, and traditions.For cohabitation is possible; and I reiterate it here, in a Nation that has been a pioneer of inter-faith dialogue and respect for the other thanks to King Hamad. I wish to recall and share with you an enlightened passage from the Kingdom of Bahrain’s Declaration, “We commit to working for a world where people of sincere belief join together to reject that which divides us and concentrate instead on celebrating and expanding on that which unites us.”
And obviously, dialogue must not aim at homologation or at cancelling differences, far from it. Dialogue must instead help get to know each other to fully respect each other. Again, the Italian for respect derives from the Latin “respicere”, which means to “look in depth”. Respect assumes understanding history, culture, roots; and its precondition lies in the awareness and pride of own identity, because only strong identities do not fear confrontation.This is the precondition for jointly defending inevitable assumptions of any safe and prosperous society, such as religious freedom and people’s rights.
Your Majesties, Royal Highnesses, Dear Friends, In working on this meeting, I discovered one of the most fascinating symbols of this land, the Shajarat-al-Hayat: “the tree of life”, the magnificent acacia tree that has lived and thrived in the Bahraini desert for four hundred years.It is a symbol of the impossible that becomes possible. Like cooperation between us, like friendship between us, which some would like to make impossible but which instead can richly flourish for long time ahead. This is my personal wish and this is also the reason why I am so proud to be here
Shukran! Thank you very much!
(Foto: Governo.it)
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