Recovery e sanità: perché non coinvolgere i medici? La richiesta della Cimop

“Chiediamo che al medico si riconosca uno status di eccezionalità, in considerazione dell’enorme lavoro svolto, da pubblici e privati, durante l’emergenza pandemica e dell’altissimo prezzo pagato quanto a vite umane. La presenza medica all’interno del corpo decisionale per la realizzazione dei progetti legati al Recovery, quindi, dovrebbe essere fulcro per siglare un patto di acciaio tra politica e professioni, che eviti delegittimazioni e fughe in avanti, con l’obiettivo primario della salvaguardia di quel patrimonio unico che è il rapporto medico-paziente”.

Così la dott.ssa Carmela De Rango, Segretario Nazionale della CIMOP (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata) a margine del meeting promosso oggi da APM, Alleanza per la Professione Medica dal titolo “PNRR: cosa ne pensano i medici”, alla presenza del ministro della Salute, Roberto Speranza, del Sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri, e dei componenti della Commissione Sanità (Anna Maria Parente, Rossana Boldi, Marcello Gemmato, Nicola Provenza, Mara Lapia, Fabiola Bologna, Filippo De Vito, Silvana Nappi).

Le sette sigle che costituiscono Alleanza per la Professione Medica, APM, ovvero ANDI, CIMOP, Federazione CIMO-FESMED, FIMMG, FIMP, SBV e SUMAI nel loro manifesto hanno presentato il proprio manifesto programmatico per essere coinvolti nei piani di riforma che riguardano la professione.

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