Gentiloni e Pse, la doppia miopia che non fa bene all’Ue

di Leone Protomastro

Ci sono due passaggi nell’ultima settimana di Bruxelles che meritano una riflessione, sia sul merito delle posizioni espresse che sul metodo con cui sono state avanzate.

Le critiche europee non sono alla manovra del governo Meloni, ma al fattore che rappresenta una zavorra oggettiva e che il commissario Paolo Gentiloni non ha citato apertamente: il super bonus. Questo ha impedito all’Italia di rispettare la regola di crescita della spesa, elemento centrale delle considerazioni europee per dare i voti alle politiche di bilancio 2024.

Discernere quella decisione pericolosa per la stabilità dei nostri conti assunta dal governo Conte da un ragionamento complessivo sulle politiche economiche dell’attuale esecutivo è fuoriviante e intellettualmente disonesto. Se via XX settembre non avesse avuto un buco da 15 miliardi dato dal super bonus, avrebbe potuto fare oggettivamente di più.

Gentiloni ha spiegato testualmente che la proposta di bilancio del governo italiano per il 2024 non è perfettamente in linea con le raccomandazioni europee: “questo non implica una bocciatura, ma un invito alla prudenza e a usare al meglio le risorse comuni europee“. Ha aggiunto che non servirà una manovra correttiva e che le eventuali valutazioni verranno assunte nel prossimo giugno. In quelle settimane tra l’altro si saranno celebrate le elezioni europee e quindi con la possibilità di avere un nuovo Parlamento (e quindi una nuova governance).

Se da un lato la chiave di lettura l’ha fornita il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti (“realismo e uso intelligente dei fondi europei”), dall’altro spicca la promozione dell’Italia in occasione dell’esame più duro: quello dei mercati finanziari. Non solo non hanno regredito l’Italia, anzi, Moody’s ha addirittura migliorato il proprio giudizio proprio quando in Italia cera chi tifava per una bocciatura.

Le parole di Gentiloni, soprattutto quelle non dette sul super bonus di Conte e del m5s, fanno il paio con le sparate del Pse contro il premier albanese Edi Rama, reo di aver raggiunto un accordo sui migranti con Giorgia Meloni e soprattutto col tragico silenzio dei socialisti europei sul voto di scambio messo in pratica da Pedro Sanchez in Spagna, che regala l’amnistia ai separatisti catalani pur di restare al governo.

Sono queste le tematiche reali di cui occorrerebbe prendere coscienza e su cui ammettere con più onestà, che qualcosa è andato davvero storto, anziché puntare il dito contro il governo italiano che, per il secondo anno di fila, ha attuato una manovra responsabile.


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