Draghi indica la strada all’Ue, ma la sinistra faccia mea culpa

Nel suo rapporto sull’Europa Mario Draghi usa toni perentori, a proposito di compiti a casa che evidentemente chi ha guidato l’Ue non ha svolto al meglio. E sentenzia che, continuando su questa strada, il destino europeo sarà segnato inevitabilmente.

In presenza di una classe dirigente matura e responsabile, la prima cosa da fare sarebbe stata recitare il mea culpa per decisioni improvvide e per scelte discutibili, come le politiche green ultra ideologiche. Ma nessuno ha chiesto scusa, anzi, socialisti e verdi non hanno trovato meglio da fare che bloccare la nascita della nuova commissione, puntando l’indice contro il nome di Raffaele Fitto.

Lo ha ben spiegato il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza, secondo cui il rapporto dell’ex premier ha un merito indiscutibile. “Riporta tutti sul pianeta Terra, a partire dai marziani della decrescita felice europea”. Il riferimento è a chi ha lavorato pancia a terra per cementare una improbabile idea di Europa che poggia le sue basi su “burocrazia, vincoli e tasse in salsa green, colpendo sistematicamente ogni settore produttivo, dall’industria all’agricoltura. Pragmatismo e concretezza contro ideologia. Sul piano culturale una svolta importante”.

Come uscirne adesso? Come comporre un quadro unitario e virtuoso su spesa pubblica, debito, patto di stabilità, direzioni di marcia della Bce, crescita e difesa Ue? In primis mostrando un piglio di responsabilità che non si è visto, ma che si potrebbe scorgere se finalmente cadessero i veti ideologici sul nome di Fitto, professionista unanimemente stimato e profilo altissimo, candidato ad una vicepresidenza.

In secondo luogo, come più volte ribadito da Giorgia Meloni, produrre politiche europee che portino davvero l’istituzione continentale a occuparsi meglio di poche cose, lasciando le competenze sulle altre materie nazionali agli stati membri.

Ad esempio, l’Ue non si dolga della larghezza delle reti da pesca dei pescatori italiani o di fantomatiche etichette che vorrebbero penalizzare il vino, ma programmi con lungimiranza quale politica industriale perseguire, come evitare di consegnarsi mani e piedi ai monopolisti delle batterie e soprattutto che ruolo geopolitico recitare nel prossimo decennio.


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