Cosa lega la rivoluzione francese e quella industriale al desiderio dell’uomo di gestire il rapporto con il proprio Dio, manifestando una cesura (non valoriale ma percettiva) con il passato? E come l’elemento della tecnologia impatta sui bisogni umani e sulla sua spiritualità?
Alcune risposte possono trovarsi nel libro “Algoritmi e preghiere” scritto per Luiss Edizioni da Nuccio Bovalino, studioso della comunicazione e membro del Laboratorio d’Etudes Interdisciplinaires sur le Real et les Imaginaires Sociaux all’università di Montpellier e del CEAQ.

In primis quei due curvoni della storia segnano il rapido passaggio verso un’altra epoca, osserva l’autore, dove l’uomo esce dalla placenta rappresentata da “un’idea passiva di se stesso”. In secondo luogo Umanesimo e Rinascimento sono le anticamere all’Illuminismo, culla di una nuova consapevolezza, dove l’uomo è padrone del proprio destino e non mero spettatore. Un passaggio estramamente significativo, perché racconta di quanta strada abbia fatto l’uomo da Nazareth all’Olimpo, da Gerusalemme a Delfi, e da lì fino a dove si trova oggi con al centro dei propri occhi simboli, gesti e valori. In una sola parola, fede.
Mentre ieri era compito del sacro salvare l’umanità dalle sue nuerose paure, oggi troppo spesso sembra che la risposta venga chiesta dall’uomo alla tecnologia e ai suoi molteplici frutti, come fosse sufficiente venerare la Macchina per trovare una via di uscita. Essa è la cartina di tornasole dell’era capitalistica, la sua icona più potente, ma che rischia di produrre mostruosità come la massificazione dell’individuo, la sua omologazione verso un modello predefinito, dove “l’uomo diventa oggetto che consuma e si consuma come merce”.
Una riflessione fondamentale quella contenuta nel volume di Bovalino, perché mette con le spalle al muro menti e braccia che rinunciano ad un’analisi critica (e anche scomoda) su obiettivi e percorsi, sul peso specifico di cosa si è e cosa si fa e su quale strada imboccare per una sana inversione di tendenza che rimetta al centro l’uomo e non lo renda subalterno alla tecnologia come, ad esempio, l’intelligenza artificiale, definita da più parti il nuovo iper dio (ovviamente con la d minuscola)
Il rischio di una mancata presa di coscienza di un siffatto panorama, sociale e religioso, è quello di lasciarsi trascinare dal cosiddetto pifferaio 4.0 rappresentato oggi da un algoritmo che decide e pensa, influenza e scala posizioni sociali, che risponde in auto come a casa ma producendo un tragico corto circuito. Perché confonde lo status di macchina con quello di valori e fede. (fdp)


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