Fratelli d’Italia dopo due anni di governo è ancora la prima forza politica del Paese con il 29,6. Alle elezioni del 2022 aveva preso il 26. Significa che, stando agli ultimi sondaggi, il partito della premier cresce, è in testa al gradimento degli italiani, che ne approvano scelte e indirizzi politici.
Nel 2018 alle politiche il M5s prese il 32%, salvo due anni dopo secondo le rilevazioni di Youtrend scivolare al 14%. Nel frattempo oggi il centrodestra di Meloni, Tajani, Salvini e Lupi amministra 14 regioni e si prepara a provare a ribaltare Emilia Romagna, Campania e Puglia (oltre che confermare l’Umbria, dopo la Liguria).
Anche per questa ragione l’azione delle opposizioni si trova in un cul de sac. Due gli spunti di riflessione.
Primo. Non sono riuciti a creare un cartello elettorale contro le destre, che peraltro non rappresenta una novità politica assoluta, visto che le sinistre avevano già messo in campo questa opzione senza successo contro i governi Berlusconi. L’esperimento arcobaleno di Romano Prodi naufragò politicamente, ben prima dei mal di pancia di Bertinotti o della senatrice Menepace. Semplicemente non fu premiata dagli elettori l’idea di un voto contro qualcuno. Il centrosinistra è riuscito a farsi alternativa al centrodestra solo quando si è inventato un titolo diverso dalla cosiddetta “ditta”: il Lingotto o la prima edizione del Pd renziano.
Secondo. Al di là del muro contro il centrodestra, al momento il campo largo di Elly Schlein non mostra alcuna proposizione, tanto più che su temi strategici come la politica estera ha posizioni altamente differenti e pericolosamente divergenti. La contingenza rappresentata da problemi reali come il caro vita, l’occupazione (su cui il governo può vantare numeri record), la manovra (fatta con responsabilità da XX settembre per evitare il rischio-troika), l’immigrazione irregolare (il modello-Albania resta la chiave per far tornare il pallino decisionale nelle mani dei governi e non degli scafisti), non vede risposte concrete da parte delle opposizioni, a cui resta in mano solo la clava del deja vu.
Oggi l’arco delle sinistre che va da Avs al M5s, passando per il Pd, sembra ispirarsi a modi e tempi di Occhetto. Ovvero propaganda e bandiera rossa, nulla più.
Solo così si spiegano due fatti delle ultime ore: le inchieste spesso indegne di certa stampa, come quella vergognosa contro Antonella Giuli; e la decisione di indire da parte di due sindacati lo sciopero generale contro una manovra che, serve ricordarlo, è zavorrata dai danni erariali commessi dal super bonus e non da una mano incosciente che decide per un senso o per l’altro.
(Foto: Schlein X)


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