REFERENDUM, MENORELLO (CIVICI PER IL SI): “RILEGGERE PAROLE DI MORO, IL VOTO SIA FIGLIO DELLA LIBERTA’ DI SCELTA E NEL MERITO DELLA RIFORMA”

‘Scegliere guardando il merito della proposta, le persone votano fuori dal discorso partitico; votano per loro stesse, non è una campagna elettorale. È la libertà di scelta della gente che deve votare secondo il proprio cuore e non per forza secondo le indicazioni del partito”.

“Queste parole che si leggono nell’ambito di una bella intervista a Luca Moro, nipote prediletto del Presidente Aldo Moro, a ricordo del “nonno”, richiamano l’intervento in Assemblea costituente di un giovane Aldo Moro il 16 ottobre 1947, intervenendo nel dibattito sull’art. 75 della costituzione, circa l’introduzione del referendum nell’ordinamento italiano. Sono parole assolutamente calzanti per spiegare anche il senso di questo referendum sulla giustizia, dove la scelta di ognuno di noi non deve essere influenzata dalle posizioni, spesso strumentali, dei partiti, perché ora il legislatore è il popolo stesso: ognuno di noi! E abbiamo il dovere di guardare il testo in votazione, non i più vari pregiudizi politici. E vedremo che tale testo non contiene affatto i pericoli di invasione della politica strombazzati gravemente e strumentalmente da alcuni partiti, che stanno inquinando i pozzi di un dibattitto sereno e per il bene comune nella società civile chiamata al voto referendario. Anzi: il nuovo art. 104 rafforzerà ancor di più l’indipendenza della magistratura, visto che nella riforma c’è scritto esplicitamente che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente (i PM, non così tutelati nella costituzione attuale)”.

Così l’avv. Domenico Menorello, vicepresidente dei Comitati Civici per un giusto SI, che osserva: “Allo stesso modo, in troppi stanno trasformando il nocciolo della riforma in un giudizio politico generale sul governo: niente di più sbagliato. Il fronte del <no>, forse perché giudica troppo scomodo entrare nel merito di una riforma davvero rivoluzionaria, evita accuratamente di riflettere sui punti nevralgici della discussione, che riguardano un giudice finalmente più terzo e responsabile, nonché il superamento di una concezione politicizzata della giustizia grazie il sorteggio dei membri del CSM, che così abbandonerà finalmente le logiche correntizie, ovvero quelle degenerazioni che per decenni hanno adottato criteri politico-ideologici che non hanno per lo più premiato (solo) la bravura professionale dei magistrati. Rivolgiamo un appello agli indecisi e finanche a chi vorrebbe votare no, affinché rileggano con attenzione le parole del presidente Moro e valutino profondamente il testuale significato vero di questo passaggio epocale, i cui benefici si estenderanno per lunghi anni al sistema Paese e ai cittadini”.


Commenti

Rispondi

Scopri di più da PRIMA DI TUTTO ITALIANI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere