Alla lettera D nel vocabolario della lingua italiana, che in pochi ormai usano preferendo la scorciatoia velenosa dell’AI, si trova il termine decoro.
Treccani riporta che“decoro è l’insieme delle qualità morali, comportamentali ed estetiche che definiscono la dignità, il rispetto di sé e la compostezza”.
Cio’ che e’ mancato qualche giorno fa nella lounge area dell’aeroporto di Fiumicino, quando il sen. Roberto Menia (FdI) ha chiesto un maggior decoro ad una coppia di omosessuali che si scambiavano prolungate effusioni in pubblico e ricevendo in cambio pesanti insulti (“che ti vanga un tumore”).
Non si tratta di omofobia, come hanno urlato certi esponenti della sinistra, dediti come di consueto a trasformare in campagna elettorale ogni fiato della quotidianita’. Ma di semplice educazione che, etero o meno, va seguita in un luogo pubblico come e’ un aeroporto.
Non per scomodare la legge, ma e’ vero che l’atto osceno in luogo pubblico (art. 527 c.p.) è stato depenalizzato. Oggi è considerato un illecito amministrativo sanzionato con una multa, ma diventa reato penale se commesso in presenza o nelle vicinanze di minore.
Provando ad andare oltre commi e norme emerge un altro dato oggettivo: in Italia oggi vive una parte politica caratterizzata da rabbia e verve menzognera, da una sorta di giacobinismo da ghigliottina, che urla e augura la morte agli avversari, che ti disegna a testa in giu’ e vorrebbe una piazzale Loreto permanente.
In una parola sola: una sinistra senza decoro, che nulla ha a che spartire con un leader come Enrico Berlinguer.
Altro che piu’ diritti per tutti.


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