QUESTIONE DI STABILITA’ E DI AUTOREVOLEZZA

Questo governo è il primo nella storia repubbicana italiana ad essere guidato da un premier donna e potrebbe essere il primo a tagliare il traguardo della maggiore longevità e il primo a esprimere un presidente della repubblica conservatore.

Tre elementi che stanno mandando in tilt le opposizioni, come se le caselle delle istituzioni fossero “cosa loro” e non figlie di sistemi democratici e legittimati da leggi e carte (non era la nostra quella più bella del mondo?).

Dunque nessuna proposta di merito su politica estera, sul futuro della Nato, sul lavoro, sulla casa, sul nucleare, sull’export: le opposizioni hanno come unico cemento l’anti melonismo, con qualche esimio collega che epiteta Meloni “la sciamana”.

Ce n’è abbastanza per richiamare tutti all’ordine, in primis ai canoni della basilare educazione.

Ma provando ad andare oltre, emerge un altro elemento di macro politica che sta facendo molta presa anche sulla stampa internazionale: per la prima volta, l’Italia ha assunto una postura legata a due aspetti strategici e imprescindibili, come la stabilità e l’autorevolezza.

Possono piacere o meno le politiche messe in pratica dal Presidente del consiglio, ma è un dato di fatto come le cancellerie europee e i partners internazionali riconoscono in Giorgia Meloni una guida autorevole, certificata e in grado di orientare scelte e direttrici.

Lo dimostra, una volta di più, la cosiddetta “maggioranza Giorgia”, coagulatasi in Ue a proposito del dossier immigrazione, mentre fino a pochi mesi fa certe procure muovevano una guerra ingiustificata ai centri in Albania.

L’astio con cui salotti televisivi e media nostrani azzannano il tema “conservatori-Quirinale” la dice lunga sulla voglia di una parte politica di far ripiombare l’Italia nel caos dell’incertezza, nel tempo dei premier non eletti, nei caminetti a cui si scaldano i soliti noti che decidono mosse e tempi, negli accordi di retrobottega fatti in spregio al sistema di regole a cui tutta la sinistra a parole dice di tenere, ma poi nei fatti vuole orientare a proprio vantaggio.

In poche parole, quell’Italia che dal 2022 non c’è più.

(Foto: Governo.it)


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