Tanto si gonfiò, che poi scoppiò. E si sgonfiò.
Nessuno sa come andrà a finire nelle urne, ma il generale in pensione e la sua parabola politica hanno visto ieri un punto fermo: dopo tanto gonfiore dei sondaggi, che una certa fetta di media e propaganda spingono al solo fine di foraggiare instabilità e disordine (per intenderci, le due anticamere ai governicchi), si sono incastrati, finendo per inciampare su ciò che, prima o poi, sarebbe arrivato.
Dando dell’invertito al direttore del Giornale, Tommaso Cerno, il generale in pensione si è rivelato completamente.
Non che non fosse noto cosa pensasse, o quali soluzioni facili proponesse, o quali strumenti legati ad un glossario da punto esclamativo usasse, tanto per raccogliere un po’ di astensioni o rabbia, come fatto anni fa da un altro comico.
Ma ieri ha finalmente messo nero su bianco la sua cifra: quella tonnellata di populismo e slogan vuoti che, nelle sue intenzioni, dovrebbero fargli raggiungere i numeri di AfD in Germania e che invece lo qualificano per quello che è.
Grazie agli insulti a Cerno si sono chiarite idee, modelli, azioni, parole.
Non sia mai a costruire un pensiero analitico o una proposta credibile che presupponga studio, analisi, o valutazioni responsabili.
Dalle parti del generale in pensione, dunque, non ci sono né futuro, né nazione. Ma solo passato e grillismi.


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