L’Italia non è razzista, ma i sindaci (come a Bari) sbagliano tutto

DIRITTIDOVERIBari, quartiere bene, tardo pomeriggio di una domenica assolata. Un gruppo di rom svuota un bidone della spazzatura per strada in cerca di qualcosa, accompagnati da biciclette arrugginite e carrelli presi da un supermarket usati come pick-up. L’effetto immediato? Dieci metri di marciapiede diventano praticamente irrespirabili, oltre che indegni di una città civile in cui si pagano tasse molto alte, anche per i rifiuti. Passa una volante della Polizia Municipale che non si ferma.

Si potrebbe immaginare perché diretta allo stadio, per controllare il deflusso della partita. Ma la gara casalinga di serie B si è svolta 24 ore prima. Di contro se un cittadino gettasse la spazzatura fuori orario, per via della nuova disposizione del sindaco piddì Antonio Decaro, si beccherebbe una contravvenzione salatissima.

C’è qualcosa che non va nel sistema gestionale di chi deve amministrare le città italiane? Dopo il caos di Tor Sapienza (la punta del corto circuito italiano) è maturata una nuova consapevolezza: ferma restando la condanna netta di violenze e aggressioni, è fin troppo comodo definire “razzisti” o “intolleranti” quei cittadini che chiedono spiegazioni per un rispetto delle regole che non c’è.

Quanti sono in Italia, soprattutto al sud, i centri di accoglienza dove si lavora per 15 ore al giorno anche con rischio-salute per emergenze sanitarie? Molti, per informazioni si può visitare quello nel cosentino da cui giungono notizie non troppo incoraggianti, anche se da pochi giorni l’Europa tenta di farsi carico del problema tramite un nuovo strumento, Triton, dopo i disastri di Mare Nostrum e le incongruenze (anche finanziarie) del Frontex, l’agenzia europea di stanza a Varsavia.

Allora servirebbe, forse, ragionare più approfonditamente su quanto le deficienze della politica tentino di trovare riparo dietro il focolaio della xenofobia, o dietro titoli ad effetto. Anziché puntare il dito contro cittadini – semplicemente stanchi e non razzisti – perché i sindaci non immaginano una progettualità, seria e credibile, verso la convivenza ormai forzosa?

Per garantire i diritti di tutti, occorre che tutti garantiscano anche i propri doveri. Senza scorciatoie.

twitter@FDepalo

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