Che futuro per i Comites? Il bilancio dal Nord America

columbusdi Vincenzo Arcobelli

Dopo 11 anni dalle elezioni del 2004 ad Aprile si voterà per corrispondenza per il rinnovo degli organi di Rappresentanza di Base per gli Italiani residenti all’estero, i Comites.

COSA SONO I COMITES?
I COMITES sono organi elettivi che rappresentano le esigenze dei cittadini italiani residenti all’estero nei rapporti con gli Uffici consolari, con i quali collaborano per individuare le necessità di natura sociale, culturale e civile della collettività italiana.
I COMITES, in collaborazione, oltre che con le Autorità consolari, anche con le Regioni e le autonomie locali nonché con Enti e Associazioni operanti nella circoscrizione consolare, promuovono, nell’interesse della collettività italiana residente nella circoscrizione, tutte quelle iniziative ritenute opportune in materia di vita sociale e culturale, assistenza sociale e scolastica, formazione professionale, settore ricreativo e tempo libero.
I COMITES, previa intesa con le Autorità consolari, possono rappresentare le istanze della collettività italiana residente nella circoscrizione alle Autorità e alle Istituzioni locali.
I COMITES sono composti da 12 membri, per le collettività fino a 100.000 cittadini italiani residenti nella circoscrizione, o da 18 membri, per le collettività composte da più di 100.000 cittadini italiani residenti.
I MEMBRI DEI COMITES restano in carica cinque anni e non percepiscono remunerazione per la loro attività.

Negli ultimi anni diverse volte ci si è posto il quesito se i Comites fossero utili, così come gli altri due organi di rappresentanza consultiva del CGIE e quella dei parlamentari eletti all’estero. Dopo un appassionato e lungo lavoro parlamentare (voglio ricordare tra i protagonisti in assoluto il fondatore del CTIM Mirko Tremaglia) si arrivò all’obiettivo con il cambio di alcuni articoli della costituzione, dando così democrazia, diritti e doveri con il registro dei residenti all’estero AIRE, con il voto per corrispondenza e con l’elezione dei Parlamentari delle circoscrizioni estere. Ritornare adesso indietro con l’intenzione di cancellare, così come si è verificato con la nuova legge elettorale al Senato gli eletti all’estero, quando invece altre nazioni ad esempio Argentina e Francia prendono spunti dal sistema italiano per le rappresentanze all’estero, è semplicemente da perdenti. Mentre invece si dovrebbe andare avanti, magari con alcune modifiche in positivo delle attuali Leggi che regolamentano le elezioni dei Comites e del voto per corrispondenza.
E’ chiaro che bisogna adeguarsi alle varie esigenze di una nazione, fermo restando però l’intoccabilità della dignità personale, dei valori della democrazia e di conseguenza dei nostri organi di rappresentanza, che a causa di una miope e cinica politica dei tagli lineari dei governi che si sono susseguiti dal 2006 ad oggi, ha stravolto in qualche modo quel genuino approccio politico e strategico verso le comunità italiane ed internazionali.

Per essere una Nazione competitiva a tutti i livelli non si può considerare la politica estera di un Paese come l’Italia appartenente al G7 come un qualcosa di perditempo per accontentare diplomatici, dirigenti e politici. In giro per il mondo ci sono all’incirca 900 funzionari dello stato dipendenti del MAECI, alcuni di loro ho avuto il piacere di conoscerli, di collaborare: si tratta di persone preparate e qualificate, altamente competitive e professionali. Il problema è quello di affrontare le sfide di oggi e di domani a livello economico, commerciale, industriale, della sicurezza, dell’export, accademico e culturale ma se il bilancio degli esteri è allo 0.2% dalle spese dello Stato, certamente non si può competere con i nostri partners europei come la Germania che ha il doppio del personale all’estero, della Francia che ne ha il triplo e dell’Inghilterra addirittura il quadruplo con strutture e mezzi di livello superiore e più efficienti. Il tutto mentre il nostro governo chiude ambasciate e sedi diplomatiche consolari in varie parti nel mondo.
Questa è la cruda realtà, che si può cambiare a livello politico e strategico ridando alla politica estera un ruolo più centrale e trainante, rafforzandone la propria posizione con investimenti più solidi e concreti.

Sono convinto che il futuro dei nostri figli e della nostra nazione dipenderà dal rapporto fondamentale con le comunità italiane all’estero e con le altre collettività. Pertanto credo, che il ruolo presente ma soprattutto futuro dei nostri Comites viste le criticità economiche e dei mezzi a disposizione sia utilissimo ed importante nel cooperare con la rete diplomatica consolare per poter mantenere ed eventualmente incrementare attraverso i rapporti con le autorità locali e le altre comunità il cosiddetto “Sistema Italia”, con maggiori attività ed eventi che interessano tutti i vari settori. Naturalmente ed ovviamente il tutto dipenderà anche e soprattutto dalle persone che faranno parte e guideranno i nuovi comitati.

Ecco perché, come nel caso delle liste del CTIM presentate per il rinnovo dei Comites e con l’accordo dei miei collaboratori, abbiamo contribuito nel voler dare un rinnovamento con il coinvolgimento di candidati che potessero rappresentare al meglio le esigenze dei nostri connazionali con particolare concentrazione nel poter dare un significativo e diretto sostegno alle iniziative socio-culturali ed accademiche, alla promozione della lingua Italiana, alle tradizioni e del Made in Italy.

Alla data odierna, purtroppo, con la nuova modalità della registrazione per opzione al voto, la percentuale dei connazionali registrati non supera la media del 5%.
Secondo la mia opinione si dovrebbe sviluppare e migliorare in termini di sicurezza e segretezza il voto elettronico in aggiunta a quello per corrispondenza.
Per questo ci vorrà ancora del tempo, speriamo entro la prossima legislatura, anche se i numerosi tentativi da parte dei Comites nel cercare collaborazione, il fallimento politico della maggior parte dei parlamentari eletti all’estero ed il disinteresse verso le comunità italiane all’estero da parte dei vari governi, hanno certamente contribuito a portare a scarsissimi risultati equivalenti allo zero. Nel frattempo incoraggiamo e suggeriamo agli aventi diritti di registrarsi negli Uffici Consolari competenti,hanno tempo fino al 18 Marzo c.a.. E come ci diceva il nostro Fondatore Tremaglia “Votate per chi volete, ma votate!”.

Ho avuto il privilegio e l’onore di poter guidare un organo di rappresentanza che verrà rinnovato con le elezioni delle prossime settimane. E’ stato per me un grande motivo di orgoglio, passione e partecipazione, incontrare i connazionali, ascoltare ed assistere, uomini e donne eccezionali che fanno onore all’Italia ed agli States.
Un pensiero va a coloro che hanno contribuito a costruire nel mondo dell’emigrazione italiana e nella salvaguardia dei diritti di tutti i cittadini residenti all’estero, per ottenere una voce e poter distribuire democrazia nel mondo e che oggi, purtroppo, non sono più con noi. Ho imparato molto, c’è sempre da migliorare. Un grazie alla mia famiglia che in tutti questi anni di servizio non-stop mi ha “supportato ma soprattutto sopportato”, ai miei collaboratori ed ai consiglieri membri del comitato. Mi congedo da voi con l’ultimo saluto da Presidente del Comites di Houston (Ultimo Bollettino Informativo Clicca qui per leggerlo) con la speranza di avere un futuro migliore, dignitoso ed efficiente negli organi di rappresentanza, con la consapevolezza di aver agito sempre nella massima trasparenza, al di sopra delle parti e dei partiti e sempre con l’immenso rispetto ed amore verso il nostro Tricolore e per il bene della nostra collettività italiana e per la nostra amata Patria!

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