Più coraggio sull’Eastmed. Sul gas ci giochiamo il futuro

di Paolo Falliro

Non c’è solo la campagna di vaccinazione ed il recovery plan al centro dell’agenda mondiale e mediterranea, ma anche il dossier energetico su cui l’Italia è stata fin qui troppo timida. Occorre più coraggio e determinazione sull’Eastmed, il gasdotto più lungo di sempre che porterà il gas da Israele al Salento, passando per Cipro e Grecia. L’Italia sul gas si gioca buona parte del proprio futuro geopolitico, per questa ragione da queste colonne parte un appello alla politica affinché apra orizzonti e programmi strategie e azioni.

L’Italia fa ufficialmente parte dell’Opec del gas Mediterraneo, ovvero l’East Mediterranean Gas Forum (EMGF), nato al Cairo il 22 settembre scorso, con l’obiettivo di creare un dialogo strutturato e un coordinamento stabile fra i Paesi del Mediterraneo orientale, che sono a vario titolo produttori, consumatori e vie di transito per il gas naturale. In sostanza si tratta di un braccio operativo progettuale che permetterà agli aderenti di ricavare il massimo beneficio economico dai giacimenti di gas esistenti.

Ma mentre gli altri attori protagonisti del Forum inanellano una serie di relazioni, fortificandone altre, l’Italia sembra immobile. Il Forum, al momento ancora in fase di implementazione, conta sul sostegno della Commissione Europea e della World Bank, e può forgiarsi dello status di organizzazione internazionale. Egitto, Grecia, Cipro, Israele, Giordania e Autorità palestinese si stanno caratterizzando per politiche attive, spiccate nuove relazioni internazionali. Insomma, per un maggiore attivismo rispetto all’Italia. Lavorano insieme per stimolare la cooperazione fra Paesi produttori, acquirenti e di transito, con una particolare attenzione al coinvolgimento dell’industria del gas e del settore privato. Il Forum è alimentato da un un Gruppo di Lavoro denominato GIAC composto dalle maggiori imprese dei 7 Paesi, come le italiane ENI, SAIPEM e SNAM.

La gas-diplomacy, dunque, come cartina di tornasole nel quadrante euromediterraneo e anche nel costone balcanico, dove altri players corrono spediti, Cina e Turchia su tutti. Ma anche i nostri “parigrado” mediterranei hanno innescato la quarta. Una delegazione governativa della Macedonia del Nord, guidata dal primo ministro Zoran Zaef, si recherà in Grecia per firmare un accordo con la parte greca per l’avvio della costruzione dell’interconnector del gas tra i due paesi che parlerà anche un po’italiano, visto che il player greco coinvolto Desfa, è partecipata da Snam. Il tutto farà “base” nell’unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione (FSRU) offshore di GNL nei pressi di Alexandroupolis con una capacità di 5,5 miliardi di metri cubi all’anno.

Insomma, occorre un’accelerata sul dossier energetico e sulle politiche che riguardano le gas strategies, per contare e per contarsi anche nel nuovo corso del Mediterraneo. Ritardi non sono ammessi, contrariamente anche lì si aprirebbe uno schema Libia (con l’Italia subordinata alla Turchia).

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