Foibe, la vergogna senza fine della sinistra

Troppo comodo gettare fango dall’alto di un incarico pubblico di pregio, da cui nessuno può essere costretto ad andar via. Il coraggio non è proprio dalla parte di questa sinistra radical chic che insulta i martiti della foga titina. 

La tragica polemica sulle parole di Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, da una settimana al centro delle cronache per le sue posizioni sul Giorno del Ricordo, sarebbe da confinare in un angolo, vista la virulenza dei contenuti e lo schiaffo al sangue versato dai nostri connazionali. 

Invece è utile parlarne ancora, e ancora, e ancora, per inchiodare il protagonista alla propria pochezza. Non è ammissibile che l’ideologia con la bava alla bocca abbia ancora ossigeno e spazio, a maggior ragione in un momento caratterizzato da emergenze globali come la crisi economica post pandemica. In Italia c’è ancora chi ritiene che la deriva bombarola sia l’unico mezzo di dialettica, dimostrando il proprio fallimento non solo politico ma finanche sociale. 

Credevamo che fosse ormai alle spalle l’epoca dei rigurgiti storici, delle omissioni, delle fasificazioni, delle mancate rivendicazioni. Credevamo che le diverse impalcature del paese avessero superato queste fasi per così dire di primordiale odio fazionistico e invece l’esempio di Montanari ci dice il contrario. Nel nostro paese un pezzo di sinistra che ricopre incarichi pubblici nel settore dell’istruzione ha mancato all’appuntamento con la coerenza e con l’onestà intellettuale, imbracciando la clava dell’insulto, della feccia camuffata da slogan, utile forse per rimpinguare il proprio bagaglio di likes sui social. 

Non solo i familiari degli infoibati, ma anche moltissimi italiani si aspettano ora un segno deciso dalle alte istituzioni italiane contro le sue parole drammatiche: “La legge del 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo (delle foibe) a ridosso e in evidente opposizione a quella della Memoria (della Shoah) rappresenta il più clamoroso successo di questa falsificazione storica» ha detto.

Se vuole fare politica, abbia il coraggio di farla senza gettare fango su morti e infoibati. E soprattutto senza la protezione di un posto statale.  Ma a naso trionferà ancche questa volta la deriva da Don Abbondio. Uno il coraggio non se lo può dare. Per questo resterà sulla sua comoda poltrona.  

Vergogna. 

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