“Le ultime parole del boss”, la storia del vicedirettore del carcere di Poggioreale ucciso per volontà di Raffaele Cutolo

A quarant’anni di distanza dalla morte di Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale, Rai Documentari propone “Le ultime parole del boss” il 23 settembre alle 21.25 su Rai Due, dedicato alla storia di questo “piccolo” eroe dimenticato, ucciso dalla camorra semplicemente perché svolgeva le sue funzioni. 

Una coproduzione Rai Documentari e B&B Film per la regia di Raffaele Brunetti che lo ha scritto insieme ad Antonio Mattone ed Enrico Nocera, tratto dal libro “La Vendetta del Boss” di Antonio Mattone, con il contributo di Regione Campania e Mic – Ministero della Cultura – Direzione generale cinema e audiovisivo e il sostegno di Fondazione Film Commission Regione Campania. Realizzato con sensazionali materiali di repertorio e interviste inedite, il documentario ripercorre con il ritmo incalzante del noir la vicenda del vicedirettore del più noto penitenziario di Napoli, Poggioreale, che il 14 aprile 1981 venne crivellato di colpi di pistola sulla tangenziale di Napoli, per ordine del boss della camorra, Raffaele Cutolo.

Nella sua inarrestabile ascesa al potere dall’interno del carcere, Raffaele Cutolo detto ’o professore incontrò un ostacolo in Giuseppe Salvia che, svolgendo il suo lavoro nel rispetto delle regole, non gli riconosceva i privilegi a cui era abituato. In quegli anni nel carcere di Poggioreale, purtroppo non erano le istituzioni a governare, ma Cutolo. E fu per questo che il 6 novembre 1980, dopo aver avuto l’ardire di insistere per una perquisizione di routine davanti a detenuti e agenti, Salvia venne schiaffeggiato dal boss della camorra che ebbe modo così di accrescere ulteriormente il proprio potere all’interno del carcere. Il trasferimento per motivi di sicurezza chiesto dal vicedirettore non fu concesso. Solo 5 mesi dopo, mentre era alla guida senza nessuna scorta, Salvia venne ucciso. Aveva 38 anni.

SINOSSI

Aprile 1981: un uomo giace morto, crivellato di pallottole, sulla tangenziale di Napoli, un piede incastrato nella portiera della sua auto. E’ Giuseppe Salvia, 38 anni, vicedirettore del penitenziario napoletano di Poggioreale. A quarant’anni di distanza lo scrittore Antonio Mattone indaga su quella esecuzione: esamina documenti negli archivi del carcere, incontra la famiglia e i colleghi di Salvia, le guardie carcerarie, l’avvocato del boss e, soprattutto, riesce a incontrare Raffaele Cutolo per un’intervista che entra nella storia del giornalismo, la prima concessa dal boss dopo decenni di silenzio e l’ultima prima della sua morte che si verifica pochi mesi dopo.

Cutolo, che non ha perso l’atteggiamento sornione e spavaldo, parla di molte vicende, attraversando la storia non solo della criminalità organizzata ma anche del nostro Paese per poi rivelare di essere stato il mandante di quell’esecuzione. Mentre tornava a casa con la sua utilitaria, senza scorta, e dopo che era stata respinta la sua domanda di trasferimento, Salvia viene ammazzato perché ha osato svolgere il suo lavoro rispettando le regole in un periodo in cui Cutolo controllava il carcere, e non solo.

“Sì, l’omicidio Salvia l’ho fatto io” dice Cutolo ad Antonio Mattone.

L’ANTEPRIMA

Il documentario sarà proiettato in anteprima nazionale martedì 20 settembre, alle ore 15.00, nella Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale che dal giugno 2013 porta proprio il nome del vicedirettore Giuseppe Salvia, nel corso di un incontro cui prenderanno parte gli autori Raffaele Brunetti, Antonio Mattone ed Enrico Nocera, il direttore di Rai Documentari Fabrizio Zappi, il direttore della Casa Circondariale Carlo Berdini con il comandante Gaetano Diglio, i figli e la vedova del vicedirettore Salvia.

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