La principale notizia delle elezioni politiche tedesche, già anticipata dalle regionali dello scorso anno, è che la sinistra ha governato (male) ed è stata punita dagli elettori. Verdi e Spd sono stati considerati dalla stragrande maggioranza come i principali responsabili della crisi del paese. E senza sbagliare.
Olaf Scholz e la sua coalizione di governo hanno commesso tre errori.
Primo: troppo rodaggio nell’esecutivo, che ha avuto tempi di reazione per nulla rapidi dinanzi ad emergenze come il green, l’energia, la geopolitica che, invece, richiedevano ben altra risposta.
Come il non essere riusciti ad intercettare le sofferenze delle case automobilistiche teutoniche, costrette dalla follia green di Timmermans a ridisegnare le proprie strategie in pochissimo tempo, anche a causa dei Verdi, forza completamente nuova e altamente inesperta.
In secondo luogo non sono stati capaci di utilizzare il surplus di bilancio fatto per svariati anni dal duo Merkel-Schaeuble per reinvestirlo a vantaggio di famiglie, imprese, lavoratori.
Infine hanno proseguito con politiche migratorie di matrice ideologica, che hanno aggravato il panorama sociale nel paese. Il risultato è nei numeri elettorali: Cdu al 28, ultradestra di Afd al 20 e centrosinistra sotto il 15. Al di là di come finirà la partita per le alleanze che consentirà a Friedrich Merz di formare un esecutivo, appare evidente un dato: la Germania ha virato sul centrodestra e sulla destra, ha dato una lezione nelle urne alle sinistre e soprattutto ha chiesto alla propria classe politica di invertire completamente la rotta imboccata.
Un passaggio di cui Merz e la squadra che sceglierà non potranno non tener conto, viste le sfide sul tavolo e soprattutto il malcontento popolare.
(Foto: Friedrich Merz X)


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