DUE O TRE COSE SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

La riforma della giustizia voluta da Giorgia Meloni è legge. Prevede la separazione della carriere tra pubblici ministeri e giudici, un organo che giudicherà eventuali errori dei giudici e un principio rivoluzionario in Italia: se un giudice domani dovesse sbagliare, se ne assumerà anche finalmente la responsabilità.

La riforma della giustizia rappresenta un’occasione storica di avere una giustizia più efficiente e più giusta. Sono norme di buon senso. La sparazione delle carriere significa rafforzare la terzietà del giudice quindi un processo più giusto. Alta Corte disciplinare, significa che i giudice non sono èiù esenti da giudizio disciplinare. Tutte le professioni in Italia, ma anche all’estero, sono soggette al proprio ordine professionale e ad un regolamento. Fino a ieri i giudici no.

Inoltre il sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura vuol dire liberare la magistratura dalle correnti politicizzate e quindi valorizzare il merito.

A primavera inoltre ci sarà il referendum costituzionale sulla riforma, il quinto della storia italiana. dal 1948 a oggi. Si tratterà, come prevede l’articolo 138 della Costituzione, di una consultazione di tipo confermativo senza la richiesta del quorum (50%+1 degli aventi diritto al voto) per la sua validità.

Secondo un sondaggio realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, sulla Riforma della Magistratura, un elettore su due ha un livello di fiducia medio nella magistratura italiana, il 41,3% ha un livello basso e solo l’8,9% degli italiani ha un livello alto di fiducia. Al momento la riforma è vista con favore dalla maggioranza degli elettori anche se c’è da considerare che le persone o non sanno nulla o molto poco dei contenuti della legge. Con un’eventuale campagna elettorale sul referendum gli italiani si potrebbero informare e creare un’opinione più completa.

Per questa ragione stanno nascendo i comitati per il sì al referendum, promossi dalle associazioni “Ditelo sui tetti”, secondo cui troppe volte una parte della magistratura si è caratterizzata per la sua evidente matrice ideologica, pretendendo di sostituire il Parlamento specie su quei delicati temi dell’antropologia naturale che sollecitano ascolto da parte della società, memoria dei principi costituzionali e paziente composizione delle opinioni.

L’obiettivo deve essere il giusto processo davanti a un giudice che deve essere sempre terzo e anche sempre apparire come tale, senza dimenticare che il magistrato sarà finalmente responsabile perché giudicato da un alta corte disciplinare e non più dalle correnti assolutorie del Csm: una svolta epocale per il futuro dell’Italia.


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