MODELLO, COOPERAZIONE, SVILUPPO: LE PAROLE DI MELONI AL SECONDO VERTICE ITALIA-AFRICA

Signori Presidenti, Signori Primi Ministri, Autorità, Signore e Signori,

è per me un grande onore accogliervi oggi qui ad Addis Abeba per la seconda edizione del Vertice Italia-Africa. È la prima volta nella storia che questo Summit si svolge nel Continente africano, ed è chiaramente una scelta non casuale, ma una riprova della centralità e della rilevanza che la mia Nazione attribuisce al rapporto con tutti voi.

Permettetemi di ringraziare il mio amico, il Primo Ministro Abiy Ahmed, per la calorosa accoglienza e la preziosa collaborazione nell’organizzazione di questo Summit. Appuntamento che si svolge alla vigilia di un momento altrettanto solenne, che è l’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana, alla quale avrò domani l’onore di intervenire. E ringrazio per questo il Presidente Youssouf e il Presidente Lourenço per l’invito, oltre che per il sostegno che l’Unione Africana ci ha sempre garantito in questi anni.

Due anni fa, quando ho avuto l’onore di ospitarvi a Roma, abbiamo assunto un impegno molto ambizioso, e cioè scrivere una pagina nuova nella storia delle nostre relazioni, costruire un modello completamente diverso di cooperazione, fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Una cooperazione da pari a pari, lontana da qualsiasi tentazione predatoria, ma anche da dall’approccio paternalistico che per lungo tempo ha i rapporti e ha impedito tra l’Africa, l’Europa, l’Occidente e ha spesso impedito alle nostre Nazioni di comprendere le straordinarie peculiarità, ma soprattutto le straordinarie potenzialità dei popoli africani.

Da allora, da quel Summit di due anni fa, sono stati anni di lavoro intenso, ma anche concreto ed efficace. Anni nei quali abbiamo dato forma al Piano Mattei per l’Africa, lo abbiamo radicato nei nostri sistemi istituzionali, lo abbiamo fatto crescere così tanto che oggi viene riconosciuto non più come un’iniziativa italiana ma come una strategia di respiro internazionale. E questo è stato possibile grazie alle sinergie strutturate che abbiamo costruito insieme alle principali agenzie delle Nazioni Unite – e ringrazio il Segretario Guterres -, insieme all’Unione Europea, all’Unione Africana, al G7 e ai tantissimi partner che condividono la nostra visione, dall’Europa fino al Golfo, passando per l’Africa orientale.

Così facendo abbiamo la presunzione di credere, che stiamo contribuendo a rivoluzionare il modo di guardare all’Africa e conseguentemente di agire in Africa.

Oggi il Piano Mattei è una realtà operativa e strutturata, che genera risultati tangibili per i nostri popoli, che può contare su un’architettura finanziaria solida e innovativa, frutto della preziosa collaborazione che abbiamo instaurato con la Banca Mondiale, la Banca Africana di Sviluppo e le principali istituzioni finanziarie internazionali. In questi due anni abbiamo avviato e concluso progetti concreti e di grande impatto sociale, mobilitando miliardi di euro tra risorse pubbliche e risorse private.

Lo abbiamo fatto dando concretezza ad un metodo che coinvolge le energie migliori del popolo italiano, in un gioco di squadra che valorizza tutto il Sistema Italia, in parte presente anche qui oggi, e che ovviamente ringrazio: imprese, università, mondo della cooperazione e della ricerca, un patrimonio di eccellenze che ha lavorato in modo coordinato per perseguire un obiettivo comune. E questo obiettivo non è quello di attuare un semplice pacchetto di progetti, ma è quello di dare forma ad un patto tra Nazioni libere – noi e voi – che scelgono di lavorare insieme perché si fidano l’una dell’altra e sanno trovare insieme le aree di collaborazione dove poter fare la differenza, in un’ottica di benefici condivisi.

È un metodo che costruisce soluzioni concrete, si realizza in tempi rapidi, genera benefici verificabili, soprattutto negli ambiti strategici per la nostra crescita comune. Penso all’energia, dove abbiamo scelto di concentrarci sulle interconnessioni tra le diverse sponde del Mediterraneo e di puntare sullo sviluppo delle rinnovabili e dei biocarburanti, nel rispetto di quel principio di neutralità tecnologica che è determinante per una transizione ecologica sostenibile ma anche compatibile con i nostri sistemi economici e produttivi. Abbiamo saputo creare un paradigma nuovo pubblico-privato in un altro pilastro della nostra cooperazione, che è la sicurezza alimentare, sostenendo le filiere locali, generando occupazione di qualità, ma anche sostenendo l’innovazione tecnologica e l’accesso all’acqua. Abbiamo rafforzato la cooperazione nelle infrastrutture fisiche e digitali in diverse regioni dell’Africa, perché senza connessioni semplicemente non c’è crescita e non può esserci integrazione con i mercati globali. Abbiamo collaborato in ambito sanitario, per rendere i sistemi più forti e più accessibili. Abbiamo lavorato su industria, occupazione e sviluppo del settore privato, con particolare attenzione ai giovani.

Perché chiaramente ogni progetto del Piano Mattei è attraversato da un filo rosso, che è l’attenzione all’istruzione e alla formazione, perché il nostro obiettivo non è quello di creare nuove dipendenze ma quello di sostenere il protagonismo dei popoli africani e costruire opportunità di riscatto. E questo è possibile farlo solo se si mette al centro la valorizzazione del capitale umano, fin dai primi anni di scuola. Ecco perché l’Italia abbiamo lanciato insieme alla Nigeria, e in partenariato con la Global Partnership for Education, la campagna per raccogliere 5 miliardi di dollari e migliorare la qualità dell’istruzione per 750 milioni di bambini in oltre 91 Nazioni. Tema su cui sarò felice di co-presiedere a giugno un Vertice a Roma insieme al Presidente Tinubu. È questo è il nostro approccio, perché la sfida di una cooperazione completamente nuova che ci siamo dati è soprattutto basata sulla capacità che l’Africa possa vivere della sua ricchezza, processando le sue materie prime e non lasciando che vengano depredate, coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche. Non ci interessa sfruttare la migrazione per avere manodopera a basso costo da impiegare nei nostri sistemi produttivi. Vogliamo invece combattere le cause profonde che spingono troppi giovani a lasciare il luogo dove sono nati e cresciuti, e che impediscono loro di assicurare il contributo che vorrebbero dare al progresso e allo sviluppo delle loro Nazioni. È una scelta di responsabilità condivisa, non di convenienza di breve periodo.

Abbiamo fatto tutto questo seguendo un metodo che non passa dall’arroganza di chi impone dall’alto modelli precostituiti, costruiti altrove che non tengono conto delle istanze dei popoli africani ma che, al contrario, costruisce insieme le soluzioni con umiltà e rispetto.

Tuttavia l’obiettivo di questo Vertice non è celebrare quello che abbiamo fatto fin qui, ma è quello di ragionare insieme su cosa possiamo fare per rendere il Piano Mattei più efficace, più concreto, più aderente alle esigenze dei territori. Perché se c’è una cosa abbiamo imparato in questi anni è che il successo di questa iniziativa dipende anche dalla nostra capacità di continuare ad ascoltare, dalla nostra capacità di essere disposti anche a correggere la rotta quando serve, ad adattarci, a fare tesoro perfino degli errori che eventualmente commettiamo. Prendendo spunto dalla saggezza africana, “nessun sentiero si traccia senza incontrare pietre”. Ma è grazie a quelle pietre che noi possiamo camminare, è grazie a quelle pietre che noi possiamo andare avanti.

Vogliamo continuare in questa direzione con la consapevolezza che i risultati che abbiamo raggiunto non sono il punto di arrivo. Sono dei semi indispensabili a generare un nuovo raccolto, più ricco e più abbondante. Se sapremo mantenere questo approccio e questo sguardo, allora sono convinta che potremo contribuire tutti insieme, ciascuno nel proprio ruolo, a rendere concreta la lezione che ci ha consegnato un gigante del nostro tempo come San Giovanni Paolo II, che diceva “Tutti siamo veramente responsabili di tutti”.

Questo è il nostro approccio. Questo è quello che ci muove E questo è soprattutto quello che vogliamo continuare a fare.

Quindi grazie a tutti voi per quello che abbiamo costruito in questi anni. Ma grazie ancora di più per essere qui oggi, dimostrando che vogliamo continuare insieme a portare avanti questo lavoro.

Vi ringrazio e passo la parola al Primo Ministro d’Etiopia, il mio amico Abiy Ahmed Ali.


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