I sostentori del no al referendum sulla riforma Nordio, tra cui alcuni magistrati che in queste ore – secondo alcuni media italiani – hanno stappato spumante in procura cantando Bella Ciao, dicono che ha vinto la difesa della Costituzione. Niente di più falso. Il voto popolare va certamente rispettato, ma rappresenta un doppio elemento che andrà valutato con oggettività: un’occasione persa e un problema che resta.
Un’occasione persa, l’ennesima, vuol dire che questo paese sembra sempre più irriformabile: paghiamo ancora oggi lo scotto del no al referendum sul nucleare, idea sbagliata cavalcata dai verdi e da buona parte di un centrosinistra che ha vissuto di propaganda e non di pragmatismo.
Se in Italia oggi ci fosse il nucleare si avrebbe un costo più basso dell’energia, per famiglie e imprese. Queste ultime, inoltre, sarebbero maggiormente competitive rispetto alle altre.
Ma alla sinistra non importa, salvo poi abbaiare alla luna sull’esigenza i salvaguardare i posti di lavoro.
Il problema che resta si chiama giustizia ingiusta, dove alcuni magistrati possono fare carriera grazie alle correnti, dove gli errori non vengono perseguiti dal Csm, dove alcuni giudici pretendono di fare leggi e non semplicemente di applicare quelle che esistono già: lo dimostrano alcune sentenze cosiddette creative sul ‘fine vita‘, dove l’ideologia di chi le scrive pretende di indirizzare il corso delle cose secondo la propria visione.
I danni della vittoria del no si continueranno a contare per decenni, così come oggi continuiamo a mangiarci le mani per il no al referendum sul nucleare.
Dunque la casta resta casta, e non in riferimento a Camera e Senato.


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