ADESSO REAGIRE IN FRETTA, CON LA NORMALITA’ DEL LAVORO

La vittoria del no al referendum sulla riforma Nordio non cancella quello che di buono ha fatto il governo dal 2022 ad oggi e sarebbe miope non ricordarlo ogni giorno. L’Italia dei governi balnerari, dei girotondi animati anche da chi prendeva soldi pubblici per produrre film che al botteghino non raccoglievano che pochi euro, ha smesso di essere derisa dagli altri paesi e ha offerto un contributo essenziale anche al dibattito europeo.

Non ci sono più esecutivi che durano il battito di un leader, ma una coalizione che con pregi e difetti ha scalato le classifiche di durata nella storia repubblicana italiana.

Il governo Meloni ha progettato il Piano Mattei, grazie al quale l’Africa e l’Europa ritorneranno a dialogare dopo il disimpegno francese dal Sahel. Ha fatto segnare il record di occupazione, con un mezzogiorno che è tornato a livelli accettabili (tasso di occupazione al 62,6%, ai massimi da sempre, e il tasso di disoccupazione al 6%, il più basso da giugno 2007).

Nel campo della sicurezza ha assunto 37.400 persone per le forze di polizia, +6.101 vigili del fuoco, circa 4.000 sgomberi di case o stabili occupati, oltre 18mila beni confiscati alle mafie e destinati alla collettività – altri dati evidenziati nel video. Sanità: stanziamenti record per il fondo sanitario nazionale, +17 miliardi dall’insediamento. Fermato il trend di crescita dell’immigrazione clandestina: -29% di sbarchi, +52% di rimpatri nei primi 9 mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2022.

Tutto ciò, al netto della narrativa dei soliti giornali e dei soliti salotti tv, non può essere cancellato da un voto referendario, pur da tenere in debita considerazione e da non sottovalutare per il modo con cui è arrivato (vedi classi dirigenti sui territori).

Ora occorre reagire subito, con una mossa complessa ma decisiva: la normalità del lavoro.


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