Non vedono l’ora di riportare l’Italia nel baratro del governo tecnico, degli esecutivi balnerari, delle verifiche in seno alla maggioranza. Lo si evince nella lettura di certi giornali di oggi.
Si sono avventati alle caviglie di Palazzo Chigi già prima che le schede referendarie fossero scrutinate.
Sono i nostalgici del caos, quelli che bramano nulla altro che galleggiare nel limbo della giornata, quelli che amano lo status quo e non il progresso. Quelli che hanno invidiato la destra meloniana per aver permesso che una donna salisse a Palazzo Chigi e, prima, guidasse un partito italiano (Fdi) e uno europeo (Ecr).
Sono gli stessi che, a urne appena chiuse, già blateravano di primarie e consultazioni al Quirinale, girotondi e purghe staliniane. Sono gli stessi che hanno affossato i conti pubblici con il super bonus, con i banchi a rotelle, con le mascherine cinesi, con il no al nucleare, con le venti e più sanità regionali che sono altra zavorra per l’erario.
Sono gli stessi che non hanno digerito un’Italia stabile e con una legge finanziaria responsabile, una leadership chiara e coerente, rispettata a livello internazionale e guida in Europa, in omaggio alla tradizione euroatlantica dello stivale.
C’è qualcuno che, dall’esterno, sta premendo per soffiare sul collo del governo Meloni?


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