AMMINISTRATIVE, POLITICHE E MEDIA: LO SCOLLAMENTO CHE C’E’ IN ITALIA

Dal giorno dopo della vittoria del ‘no’ al referendum sulla giustizia non c’è stato un solo momento in cui giornali e televisioni non abbiano bombardato quotidianamente la pubblica opinione con scenari apocalittici per il governo. Crisi, rimpasto, elezioni anticipate, troika.

Ma le elezioni amministrative di domenica e lunedi hanno avuto un esito parecchio difforme da quella narrazione artificiale, con le vittorie a Venezia e Reggio Calabria che raccontano un’altra storia.

I risultati elettorali, per quanto locali, portano in grembo una verità: e non solo in merito al risultato di un partito piuttosto che di un altro, non tanto se Vannacci sale o Calenda scende, o se il m5s scompare da certi territori (come sta accadendo) o se il Pd sbaglia clamorosamente candidato in laguna perché preda dei consigli tattici renziani.

No. Quelle urne che si sono appena chiuse raccontano prima di tutto un’altra cosa: che esiste un oggettivo e conclamato scollamento tra ciò che si sente ogni santa sera nei salotti televisivi e la realtà dei territori. Da un lato l’intelligenza artificiale di chi dipinge un certo tipo di Italia, al netto delle numerosissime critiche contro provvedimenti rivoluzionari come ad esempio il decreto primo maggio, e dall’altro la realtà incontrovertibile di un paese che non si fida di questa sinistra, preferendo la stabilità del governo.

Altro che Tele Meloni.


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