Il 70% dei cristiani uccisi nel mondo per la propria fede, nell’ultimo anno, sono morti in un solo paese: la Nigeria.” Lo ha detto Emmanuele Di Leo, Presidente di Steadfast, intervenendo al 3° Festival dell’”Umano Tutto Intero”, promosso dal Network “Ditelo sui Tetti” presso il Pio Sodalizio dei Piceni a Roma, nel panel “Guerra e violenza: unico disumano (dis)ordine mondiale? Dove i popoli (e i cristiani) soffrono“, insieme al Ministro degli Esteri Antonio Tajani e al Presidente della CEI, Cardinal Matteo Zuppi.
Di Leo, che da anni lavora e vive a contatto con le comunità dell’Africa subsahariana, ha portato all’attenzione della platea il quadro aggiornato della violenza contro le minoranze religiose nel continente.
“Solo a Pasqua di quest’anno abbiamo contato 17 cristiani uccisi all’alba a Jande, nello Stato di Benue, e altri 12 durante le funzioni religiose a Kaduna”, ha ricordato Di Leo, citando anche l’attacco del mese scorso sempre a Kaduna, con 5 fedeli uccisi e 10 rapiti. “Il totale degli ultimi anni, in Nigeria, supera le 5.600 vittime, 124.000 sfollati, 2.100 chiese colpite o incendiate. E non è solo la Nigeria: in Mozambico e Congo, in appena 4 giorni, sono stati uccisi 22 cristiani, molti decapitati, da miliziani affiliati allo Stato islamico. In Burkina Faso, quasi 2.000 civili sono morti dal 2023, con oltre 100 chiese distrutte. E proprio in questi giorni, dall’Etiopia, arrivano notizie di nuove violenze contro minoranze religiose.”
Di Leo ha citato esplicitamente i responsabili di questa violenza: “Boko Haram, l’ISWAP, le milizie Fulani: non sono fantasmi, hanno nomi, comandanti, bandiere, e nella fascia centrale della Nigeria stanno cancellando villaggi cristiani dalla mappa.”
Richiamando la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, e l’immagine del bivio tra “edificare Babele o ricostruire Gerusalemme”, Di Leo ha sottolineato come “ciò che accade in Nigeria, Mozambico, Burkina Faso sia Babele che si ripete con mezzi antichi. Ma c’è anche chi, in mezzo alle macerie, sceglie Gerusalemme: i sacerdoti che restano, le madri che la domenica portano comunque i figli in chiesa.”
Le due proposte di Steadfast e del Network “Ditelo sui Tetti”
Dal palco del Festival, Di Leo ha presentato due richieste concrete a nome di Steadfast e del Network “Ditelo sui Tetti”:
“Primo: la cooperazione internazionale italiana ed europea introduca, tra i criteri di erogazione dei fondi ai paesi beneficiari, la tutela effettiva delle minoranze religiose. Chi riceve risorse per il proprio sviluppo deve impegnarsi a proteggere tutti i propri cittadini, comprese le minoranze di fede: tutela, e allora collaboriamo; non tutela, e la cooperazione va ripensata.”
“Secondo: l’Unione Europea ha da poco nominato un nuovo Inviato speciale per la libertà religiosa, un passo positivo. Ma l’Italia si faccia promotrice di un salto di qualità: trasformare questo incarico — oggi part-time e privo di autonomia — in una figura con vero peso politico, mandato pieno e budget dedicato. Lo chiedono da tempo anche i vescovi europei: un ufficio vuoto non serve a nessuno.”
La testimonianza personale
Il momento più intenso dell’intervento è arrivato con il racconto di un’esperienza personale di Di Leo in un centro per orfani in Nigeria, dove ha incontrato una bambina di sei anni, Joel, isolata dagli altri duecento bambini del centro. “Joel è la ‘sorella vita’ che aspetta ancora un ‘ben venga’”, ha detto Di Leo, riprendendo il titolo di questa edizione del Festival, ispirato a San Francesco d’Assisi nell’VIII centenario dalla morte. “Da qualche parte, in questo momento, c’è un’altra Joel, in un angolo, in attesa di qualcuno. Da questa sala, possiamo scegliere di non essere quelli che si voltano.”


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