Passare da un’Ue distante dai territori e sensibile solo ai cosiddetti paesi frugali, a un fil rouge politico che si chiama coesione, nella consapevolezza che il ruolo dei conservatori si sta rivelando fondamentale per spingere la Commissione Europea a realizzare le riforme decisive per il futuro.
Questi gli indirizzi emersi da una giornata di analisi promossa a Roma dalla delegazione Fdi-Ecr al Parlamento europeo a cui hanno preso parte il vicepresidente della commissione Raffaele Fitto, assieme a ministri, amministatori locali e 24 eurodeputati: una traccia di lavoro che i conservatori stanno seguendo sulle politiche di coesione come anche sul dossier migranti.
Ed ecco i 35 i miliardi messi su nuove priorità, come acqua, casa, competitività, energia e difesa. Il risultato, dei singoli dossier ma anche di una narrazione complessiva della spinta dei conservatori in seno alla Commissione, è un cambio di posizione anche dell’Italia, tornata al centro delle politiche europee.
Lo rivendica con orgoglio la responsabile della segreteria FdI Arianna Meloni, chiudendo il seminario, quando ricorda che “ka nostra visione finalmente ha trovato spazio quando Giorgia Meloni, grazie alla sua autorevolezza, ha riportato l’Italia al centro dello scacchiere internazionale”. Così è stato possibile, aggiunge, invertire la rotta su alcuni temi fondamentali, come l’immigrazione clandestina.
“Oggi le nostre politiche in tema di immigrazione sono le proposte europee: la difesa dei confini, la lotta ai trafficanti di esseri umani, gli accordi con i paesi di partenza, ma soprattutto gli Hub in paesi terzi, così fortemente osteggiati in Italia, sono diventati proposta Europea”.
Il punto è lo stato dell’arte sulla programmazione del bilancio europeo 2028-2034 che si poggia su due gambe: politiche ed obiettivi, con la coesione a recitare il ruolo di “cardine anche dei trattati per la riduzione delle disparità territoriali”. L’Ue secondo Fitto si sta muovendo bene, grazie alla volontà di dare maggiore semplificazione e maggiore flessibilità ad ogni Stato membro e alle regioni.
Ma non è tutto, perché da Roma arrivano tre richieste precise all’Ue: una revisione del green deal che si è rivelato “un auto-dazio”, come detto da Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo ECR al Parlamento Europeo, anche in riferimento alla crisi di Volkswagen; il sì al debito comune e la difesa di un bilancio “solido”, come chiesto dal vicepresidente di ECR Carlo Fidanza (“coesione e competitività stanno insieme”) e l’esigenza di sospensione dell’Ets che secondo Stefano Cavedagna “sta continuando a produrre effetti dannosi per le imprese e, di conseguenza, per i cittadini”.
L’obiettivo è anche tutelare il mercato dei fertilizzanti, che al momento è in mano a soggetti non europei, che quindi provocano un disservzio ai paesi membri che, come anche sull’approvvigionamento delle materie critiche, sono soggetti ai desiderata esterni, concetto ribadito da Giorgia Meloni nel suo intervento al recente vertice Nato di Ankara.



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