Lo scorso 6 agosto l’ex premier Giuseppe Conte ha consegnato in Commissione un documento anonimo sulle mascherine contraffatte in Procura, diffidando al contempo Palazzo Chigi dal pagare 100 milioni alla Jc Electronics. Ma quel documento fa riferimento a una partita di mascherine diversa da quella oggetto della transazione siglata dal governo con l’azienda su cui si è scagliato il capo del M5s.
Inoltre la lettera anonima grazie alla quale Conte aveva contestato quella transazione per le mascherine è stata smentita dagli esami di laboratorio ordinati dal commissario Arcuri. Ce n’è abbastanza per chiedere chiarezza su un giallo che sta montando ogni giorno di più e che, a conti fatti, sta impattando ancora sulle casse dell’erario.
Non ha alcuna attinenza, quindi, la querelle tra l’azienda in questione e il ministero della Salute, chiuso il 31 ottobre scorso con una transazione da 100 milioni di euro, che Conte aveva additato come presunta prova per incastrare l’attuale governo.
Le carte parlano chiaro: la sentenza del 2024 oggetto dell’accordo sostiene che la controversia “doveva essere circoscritta alle sole semimaschere Dongguan Aoxing pari a 7.857.000 pezzi, di cui controparte assumeva l’idoneità all’uso richiesto dalla committenza, siccome provviste di validazione Inail”.
A ciò si sommano gli esami di laboratorio ordinati dal Commissario straordinario il 23 agosto 2021, effettuati dal Laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane, che hanno dato pollice in su alle mascherine, dichiarandole conformi ai requisiti della norma Uni En 149:2009.
Nel documento si sostiene che le mascherine hanno superato i due test, quidi sono “conformi” alla prova di penetrazione del materiale filtrante e a quella di perdita di tenuta verso l’interno. Ma secondo Jc “quei certificati non sono mai stati consegnati alla società da nessuna amministrazione, né prima né dopo il cambio di governo, benche fossero stati richiesti”.
Le carte dunque mettono in dubbio l’intera ricostruzione fornita da Conte che aveva basato la propria tesi su un documento anonimo che sta perdendo veridicità ogni giorno di più.
Inoltre a pagare secondo Fratelli d’Italia dovrebbe essere l’ex commissario Arcuri, come affermano i capigruppo alla Camera e Senato Bignami e Malan. Per questa ragione FdI ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo al governo di immaginare una rivalsa nei confronti dell’ex commissario per recuperare i 100 milioni versati dallo Stato alla Jc.


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