Il Fondo: quel silenzio che occorre per fare le rivoluzioni

???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????di Roberto Menia

Il nuovo Presidente della Repubblica, da Ministro della Difesa, aprì a rivoluzioni copernicane per l’Italia, come l’abolizione della naia e l’introduzione delle donne nei vari corpi. Mi piace partire da questi due spunti per dare il benvenuto da parte degli italiani all’estero al nuovo inquilino del Colle. Da più parti se ne elogia il silenzio e il senso della misura. Bene, in tempi dominati da esagerazioni e da urla, è quello che serviva al Paese. L’apertura all’uso dei droni e l’idea pragmatica di una Difesa come parte attiva nelle missioni spaziali, rappresentano senz’altro due meriti che vanno ascritti a Mattarella.

Da italiano non posso che fare gli auguri al nuovo Presidente anche perché la visione che manifestò in quelle circostanze è corroborata oggi da fatti concreti, come la possibilità che l’italiana Samantha Cristoforetti sia nello spazio e non come una semplice comparsa. Tornando poi al silenzio, è quell’arma che occorre per dare spazio alle rivoluzioni. Come quella che qualcuno intende fare alla voce “italiani all’estero” ma volendo buttare il bambino con l’acqua sporca. L’auspicio è che Sergio Mattarella sia garante dei diritti di tutti, anche e soprattutto dei nostri connazionali all’estero che già sono stati messi a dura prova con la chiusura di alcune sedi consolari e di Istituti Italiani di Cutura.

Far cadere un’altra mannaia sul loro capo, equivarrebbe a fare un torto a chi si è speso per una legge rivoluzionaria. Quella stessa legge che oggi consente il prezioso voto a chi vive fuori dai confini nazinali e che nei giorni scorsi abbiamo ricordato nell’anniversario della scomparsa. Infine è difficile non notare che Renzi ha stravinto e il centrodestra con quei voti è esploso, altro che patto del Nazareno. Ma questa è un’altra storia.

twitter@robertomenia

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