L’eccellenza nello spazio? Parla italiano

Rikendi Enrico Filotico

L’ultimo resoconto del rapporto Svimez racconta di un Italia lenta e nel Meridione lontana anni luce, in termini di sviluppo e benessere, persino dalla povera Grecia. Eppure. Se il giardino del vicino è sempre più verde del nostro lo abbiamo chiesto a Marco Casolino: primo ricercatore presso l’Istituto nazionale di fisica nucleare, insegna “raggi cosmici e strumenti spaziali” all’Università di Roma Tor Vergata e lavora nei laboratori giapponesi del Riken. Si occupa di fisica fondamentale (materia, antimateria e ricerca di materia oscura), di fisica, delle astroparticelle di alta energia e di metodi di protezione degli astronauti dalla radiazione spaziale. Nel 2011 ha pubblicato un saggio “Come Sopravvivere alla radioattività” e un romanzo ambientato in Giappone: ”Grikon”. Il Riken è uno dei più grandi hub scientifici al mondo.

Si sente un simbolo dell’italianità all’estero?
Data l’importanza dell’istituto mi sento onorato di essere responsabile di un gruppo di ricerca presso il Riken. Facendo la spola tra Italia e Giappone, è possibile portare avanti – in collaborazione anche con altri paesi -ricerche di fisica fondamentale dallo spazio. Qui abbiamo anche applicato le tecnologie sviluppate in contesti pratici come la misurazione della radioattività nel cibo dopo l’incidente di Fukushima o la rimozione di detriti spaziali. Questo tipo di collaborazioni internazionali sono molto stimolanti e facilitano il progresso scientifico e tecnologico.

È primo ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e docente nella facoltà di Fisica dell’università di Roma Tor Vergata. Il prodotto umano made in Italy è competitivo nel mercato del lavoro internazionale?
Per quanto riguarda le discipline scientifiche, gli studenti che si laureano o conseguono il dottorato nelle università italiane hanno una preparazione pari, se non superiore, a quella dei loro colleghi stranieri. Purtroppo, la mancanza di fondi e di assunzioni nel campo della ricerca (Università ed Enti Pubblici di Ricerca, ndr) ha reso impossibile alle ultime generazioni di studenti di poter proseguire le loro ricerche in Italia. Quando ci si interroga sul futuro, spesso si ripete che “bisogna pensare ai giovani”. Purtroppo ormai “giovane” identifica personale precario vicino ai quaranta anni, spesso con famiglia. Anche in altri paesi europei ed in Giappone vi è una situazione simile, ma è meno accentuata e drammatica di quella italiana. In Giappone il problema è parzialmente compensato dal gran numero di università, oltre che dal mondo industriale sviluppato abbastanza da poter apprezzare e premiare a livello salariale gli anni di specializzazione. In Italia questo non avviene.

E’ arrivato in Giappone negli anni successivi al disastro di Fukushima: la nazione e la società sono riusciti a risollevarsi dopo lo shock dell’incidente nucleare?
L’economia della nazione non ha subito grossi danni a seguito dell’incidente, anche se lo spegnimento di tutte le 50 centrali nucleari (che contribuivano al 30% del fabbisogno energetico nazionale, ndr), ha richiesto un aumento delle importazioni di petrolio e combustibili fossili, raddoppiando il deficit commerciale del paese. Il problema è invece molto più grave nella regione di Fukushima, già colpita gravemente dallo tsunami pochi anni prima. Nonostante le varie opere di bonifica (la radioattività nella regione è compatibile – fuori della zona di esclusione – con quella di Roma) il governo centrale ha fatto pochi interventi per risollevare l’economia della zona. Cibi e prodotti provenienti da Fukushima, per quanto assolutamente sicuri e controllati più volte, faticano ad esser venduti.

La ricerca scientifica all’estero è più avanti di quella in Italia? Perché?
Nel campo della fisica, la ricerca Italiana è al livello di quella all’estero se non superiore. Ricercatori italiani sono spesso a capo di collaborazioni internazionali che investigano i misteri più profondi nel nostro universo. Tuttavia, questo ruolo di punta è merito delle generazioni passate (dai tempi di Fermi ed Amaldi) e dell’abnegazione dei ricercatori attuali, ma non dei decrescenti ed esigui investimenti e fondi che vengono erogati al giorno d’oggi.

Il nucleare può essere l’energia del domani, oppure le fonti alternative sono in grado di poter sostituire i combustibili fossili?
L’inquinamento delle centrali a carbone è causa di innumerevoli morti all’anno per tumore e malattie associate. Inoltre, il riscaldamento globale causato dall’uso dei combustibili fossili rischia di produrre danni irreparabili al nostro pianeta. Un uso giudizioso e bilanciato di fonti di energia alternativa e nucleare, potrebbe ridurre l’impatto ambientale di petrolio e carbone. Tuttavia – come abbiamo visto con l’incidente di Fukushima – è necessario che i controlli sulle centrali nucleari, così come su quelle di energia alternativa, siano molto severi con enti di vigilanza maggiormente indipendenti e liberi da vincoli di governo e pressioni del privato. La vera sfida energetica è quindi più politico-organizzativa che tecnologica, ed è su questo che si gioca il futuro del nostro pianeta.

Molto diversi i suoi due libri, “Come Sopravvivere alla Radioattività”, legato al suo lavoro e alla sua esperienza professionale nel Sol Levante, e “Grikon” un romanzo. Cosa rappresenta per lei il Giappone?
Molti aspetti della vita e della società giapponese sono speculari – nel bene e nel male – a quelli italiani ed è da questo forse che nasce il nostro interesse per questo paese. In questi due libri e nel mio blog (www.casolino.it ) ho cercato di affrontare, con diverse modalità, alcuni di questi temi.

In che modo?
L’incidente di Fukushima ha riproposto il problema dell’energia nucleare e dei rischi ad essa associati, quello della radioattività è un elemento che ci spaventa nonostante ci circondi senza che ce ne rendiamo conto. Sorgenti radioattive ma perfettamente sicure sono ovunque: dal radon nelle case, ai raggi cosmici in aereo e nello spazio fino al potassio radioattivo nelle banane. In “Come sopravvivere alla radioattività” vengono affrontati queste sorgenti comuni e i metodi – semplici ed alla portata di tutti – per misurarla in maniera da contestualizzare e comprendere gli eventi dell’incidente di Fukushima.

E Grikon?
E’un thriller ambientato nella Tokyo contemporanea. Nel romanzo ho cercato di affrontare i punti critici di questo affascinante paese. In una metropoli sfaccettata e con molti aspetti oscuri, il mistero che circonda Grikon – una vecchia serie di animazione degli anni ’80 – parte dalla pesante eredità della Seconda guerra mondiale sino a giungere allo sfaccettato e talvolta estremo mondo dell’animazione ed i suoi fan.

twitter@Efilotico

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