Polemicamente: perché stranieri pure nei musei?

Museidi Francesco De Palo

Vittorio Sgarbi ha ragione sulla questione dei nuovi direttori “d’oltralpe” dei Musei Italiani. Il problema non è ideologico né tantomeno protezionistico, ma meramente oggettivo e investe i titoli di ognuno. Il governo, come è noto, ha scelto “papi stranieri” per poli della cultura nostrani di rilevanza mondiale. Sono sette, di cui tre tedeschi, due austriaci, un francese e un inglese mentre appena quattro sono gli italiani che tornano dall’estero Bagnoli, Gennari Santori, D’Agostino e Degl’Innocenti.

Si dirà, i nuovi hanno curricula di tutto rispetto. Il rispetto, certo, non si nega a chicchessia, ma Sgarbi ha messo l’accento sul merito delle scelte e sulle reali capacità dei singoli. Se lo straniero, così come accade nel nostro calcio sempre più malato, ha le stesse qualità dell’italiano, allora perché preferirlo? L’occasione dei nuovi direttori è utile per ragionare sulla folle esterofilia che è silenziosamente entrata nelle menti e nelle braccia di casa nostra. E non si dica che chi osserva merito e capacità è chiuso e iper nazionalista, perché sarebbe voler nascondere un fatto oggettivo.

In questo modo si sviliscono le capacità interne, le professionalità italiane e non si investe sulle forze che saranno, domani, i pilastri dell’Italia che sarà nel 2050. A meno che non lo si voglia affatto. E quello è proprio un altro (deprecabile) discorso.

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